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Immunità, emendamento della discordia. Finocchiaro: “Gratitudine non di questo mondo”

ROMA – L’immunità questa sconosciuta. Nel testo presentato dal governo era stata eliminata, ora un emendamento firmato Pd-Lega la reintroduce.

L’emendamento 6.1000 firmato da Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega) sopprime, infatti, l’articolo 6 della riforma presentata dall’esecutivo e reintroduce per i membri della futura assemblea di Palazzo Madama le garanzie previste dall’articolo 68 della Costituzione per tutti i parlamentari. Una garanzia che la Carta prevede per due rami del Parlamento che hanno il medesimo peso e le medesime funzioni. 

Ma ora che è scoppiata la bomba nessuno se ne prende la responsabilità, tutti la disconoscono, per renzi è “un elemento secondario di nessuna rilevanza”, per Forza italia Gasparri afferma che “a noi non importa non è una nostra proposta”, i grillini la temono come la peste e lotteranno “fino alla fine pur di non farla rientrare nel testo”, la Lega parla di una immunità diversa, che tuteli dai reati di opinione. Dunque l’immunità è rimasta orfana, non ha più padri, né tantomeno parenti quandanche lontani. Ma allora chi ha voluto questo emendamento, chi vuole che i nuovi sindaci e consiglieri che saranno anche senatori non siano trattati da cittadini comuni. Il cerino è rimasto nelle mani della senatrice Finocchiaro, che si è scottata ed oggi reagisce a brutto muso. “Cosa vogliono da me? Vogliono dire che la Finocchiaro protegge i corrotti e i delinquenti? Ma stiamo scherzando. È questo il loro giochino? Sono disgustata. Allora racconto com’è andata davvero la storia dell’immunità”. Sbotta la senatrice di lungo corso al quotidiano “La Repubblica”. Per Finocchiaro il Governo sapeva tutto, sia dell’emendamento che dell’intero testo sul Senato. “L’esecutivo ha vistato due volte i nostri emendamenti, compreso quello sull’immunità. Conosceva il testo, sapeva tutto. Ha fatto una scelta”. E aggiunge: “La gratitudine non è di questo mondo e so che in politica è ancora più vero. Ma non riesco ad abituarmi a questo andazzo barbaro”.

A questo punto verrebbe da chiedersi che fine farà l’immunità per i senatori, considerando che a parole non la vuole nessuno, con tutta probabilità verrà approvata. La Finocchiaro dice addirittura di voler presentare un nuovo emendamento che va contro il suo precedente emendamento, “per far passare l’idea del rinvio alla Corte Costituzionale e non al Parlamento. Sono favorevole anche a uno scudo valido solo per le espressioni e i voti dati in aula. Risponderò così a questo fastidioso scaricabarile su di me”. Intanto il partito democratico, con Civati e Zampa, alza le barricate contro i “vecchi senatori” che ci provano. 

“E’ una cosa che lascia esterrefatti – spieg Sandra Zampa, deputata, vice-presidente del Partito Democratico – stamattina quando ho letto i giornali sono rimasta sconvolta: ho voluto controllare di persona che questa cosa fosse effettivamente accaduta. E purtroppo è tutto vero”. 

Critiche arrivano anche da Pippo Civati. “Cosa comporterebbe questo? – scrive in un post dal titolo ‘Il sindaco immune‘ pubblicato sul suo blog – che un sindaco nei confronti del quale si procedesse per fatti commessi durante il suo mandato amministrativo (tristemente noti) potrebbe usufruire, in quanto senatore, delle immunità di cui all’articolo 68 (commi 2 e 3). Non proprio un aiuto al contrasto ai numerosi episodi di corruzione cui purtroppo assistiamo (anche) a livello locale “. Infine, l’auspicio: “Chissà se questa è l’ultima bozza che ci viene presentata: in comune con le precedenti ha numerose e palesi contraddizioni. Speriamo soltanto che non sia l’ultima versione “, conclude Civati.

Il caso, dunque, sembra tutt’altro che chiuso. Questo tutti contro tutti, certamente non aiuterà il percorso delle riforme già abbastanza travagliato. Ma la domanda del giorno resta: “Chi vorrà adottare l’emendamento figlio di Calderoli e Finocchiaro oramai rimasto orfano?”. Ai posteri l’ardua sentenza.

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