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Brasile 2014. L’Italia perde con l’Uruguay. Prandelli e Abete si dimettono

ROMA – Per gli azzurri l’esperienza del mondiale 2014 in Brasile si chiude oggi, con la bruttissima partita contro l’Uruguay persa per 1 a 0.

Speranze quindi interrotte per una formazione che fin dall’inizio non aveva dimostrato un gran carina. Il  sogno italiano si infrange al 36mo della ripresa con un gol di Godin che sul calcio d’angolo ha la meglio tra gli azzurri e colpisce la palla con una spalla facendola finire in rete, nonostante il tuffo generoso di Buffon.

L’Italia prova a reagire, ma gli attaccanti a partire da Balotelli sono ingessati e il gioco nel suo complesso si rivela privo di fantasia. Al 10mo del secondo tempo arriva anche la discutibile espulsione di Marchisio per un’entrata ritenuta dall’arbitro Rodriguez pericolosa. Niente da fare, si gioca affannosamente in 10 cercando di trovare qualche azione pericolosa che non arriva mai.  Insomma l’Italia non è più competitiva come un tempo. Giocatori molto chiacchierati per la loro bravura, ma inesistenti sul tappeto verde. Un mondiale da dimenticare.  Ora ‘Italia isi appresta a tornare in patria  dopo appena la fase iniziale del Mondiale: non accadeva dai primi anni ’60 (fuori nel ’62 in Cile e nel 66 in Inghilterra). 

«È un giorno molto triste per tutto il movimento, – ha commentato il portiere Buffon –  per noi come gruppo, per noi come singoli giocatori e anche per la nazione. È il giorno di un fallimento: è inutile girarci attorno. Avevamo iniziato bene e, vista la prima vittoria, ci eravamo fatti delle illusioni. Poi, dopo la seconda brutta gara, anche oggi abbiamo creato poco e siamo usciti meritatamente».  

Prandelli e Abete si dimettono

Nel frattempo la sconfitta ha scatenano un autentico terremoto nel calcio italiano: il commissario tecnico Cesare Prandelli e il presidente federale Giancarlo Abete hanno annunciato le proprie dimissioni in conferenza stampa dopo la partita persa 1-0 contro i sudamericani a Natal. Durissimo Prandelli: «Rassegno le mie dimissioni irrevocabili perché quando un progetto tecnico fallisce è giusto che ci si assuma le proprie responsabilità. Prima del rinnovo del mio contratto (fino al 2016, ndr) c’era la volontà di continuare sulla strada di questo progetto cercando di mascherare i problemi del calcio italiano. Dopo quel contratto non so cosa sia successo in Italia, ma ci siamo trovati di fronte ad aggressioni verbali. Ci siamo sentiti persone che, secondo parte della critica, rubano soldi ai contribuenti. Io non ho mai rubato niente, ho sempre pagato le tasse e vado a testa alta. Non mi volevo sentir dire che rubo soldi ai contribuenti. Questo è uno dei motivi che mi spingono a dimettermi».

 A ruota le parole di Giancarlo Abete, seduto al fianco del ct azzurro in conferenza stampa: «Convocherò un consiglio federale al rientro in Italia. Ho detto al ct che spero che lui ritiri queste dimissioni perché penso che, al di là del risultato che amareggia tutto noi, sia stato fatto il possibile per i livelli di competitività che il nostro calcio esprime. E ho anticipato a Prandelli che, comunque, andrò in consiglio federale con le mie dimissioni irrevocabili. Avevo preso questa decisione già prima del Mondiale. È un gesto che faccio con grande serenità».

 

 

 

 

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