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Iraq. 1000 morti in 17 giorni. Arrivano i consiglieri Usa. IL VIDEO

 

BAGHDAD – Nel pieno dell’offensiva dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), è arrivato a Baghdad il primo team di 40 consiglieri militari americani per aiutare l’esercito a fermare l’avanzata degli jihadisti. Ma l’aiuto americano si ferma per ora alla ‘consulenzà, senza alcun impiego di forze sul terreno, nè bombardamenti da parte di droni (aerei senza pilota): la notizia di un attacco contro le postazioni dell’Isis al confine con la Siria, data dalla Bbc in arabo, è stata smentita dal Pentagono.

Le forze di sicurezza irachene, intanto, hanno annunciato il primo successo contro i miliziani sunniti: la riconquista di Baiji, la città che ospita la raffineria più grande del Paese, con un bombardamento delle postazioni jihadiste.

Per risolvere il conflitto, che secondo l’Onu ha fatto 1.000 morti in 17 giorni, il segretario di Stato americano, John Kerry, è andato in pressing sui curdi iracheni perchè «contribuiscano attivamente». Nelle stesse ore il capo della diplomazia Usa ha rilasciato un’intervista alla Cbs in cui ha assicurato che l’Amministrazione Obama «è del tutto pronta a usare la forza militare» per aiutare il governo iracheno, ma non «fin quando ci sarà un vuoto di potere nel Paese». Qualsiasi eventuale azione militare, ha spiegato Kerry, «è collegata al successo di lungo termine che può garantire solo una leadership che unisca l’Iraq». Parole che suonano come un invito implicito al premier Nuri al-Maliki a farsi da parte e a consentire la nascita di un esecutivo di unità nazionale.

La visita di Kerry a Erbil, all’indomani dei colloqui a Baghdad, è stata preceduta dall’altolà del presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, che in un’intervista alla Cnn non ha escluso una

secessione. Su un’eventuale indipendenza del Kurdistan «deve decidere il popolo curdo e a quella decisione le autorità si atterranno», ha spiegato Barzani. Nel colloquio, Kerry ha elogiato «l’organizzata leadership curda» e ha chiesto a Barzani di impegnarsi per la coesione nazionale ricordando che

«questo è un momento molto critico per l’Iraq e la formazione del nuovo governo è una sfida centrale». Barzani ha assicurato che i curdi «vogliono una soluzione alla crisi» ma ha avvertito che nel frattempo si sono creati «una nuova realtà e un nuovo Iraq».

Da Ginevra, l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani ha comunicato che tra il 5 e il 22 giugno ci sono stati 757 morti e 599 feriti nelle tre province settentrionali del Paese e almeno 318 morti e 590 feriti nell’area di Baghdad. Un bilancio su cui pesano le centinaia di esecuzioni sommarie e di sequestri di massa ad opera dell’Isis e che potrebbe essere ancora più grave.

 

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