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ROMA – E’ inutile dire che gli One Direction sono il fenomeno musicale degli ultimi anni. Niall Horan, Zayn Malik, Liam Payne, Harry Styles e Louis Tomlinson, erano cinque normali ragazzi inglesi quando si sono presentati alle audizioni di X-Factor UK, guadagnandosi il plauso del pubblico e i complimenti dei giudici.

E proprio ai giudici del noto talent-show è venuta l’idea di farli cantare insieme, ignari che quella band avrebbe riscosso un successo planetario con record di vendite di dischi e sold-out ad ogni tappa dei loro tour: basta guardare i recenti concerti di Milano e Torino. Si tratta di un exploit arrivato quasi per caso, inaspettato. Gli One Direction non sono la solita band che, prima di diventare famosa, si esibiva nei pub e componeva musica nei garage. Insomma, non hanno avuto bisogno di fare gavetta perché sono arrivati al top come un treno in corsa a velocità spaventosa e, prima ancora che potessero rendersene conto, erano idoli di tutte le teenagers. Immaginate cosa può significare per degli adolescenti, provenienti da cittadine dislocate nelle campagne inglesi e irlandesi, ritrovarsi da un giorno all’altro assediati da milioni di fan scatenate che li seguono in ogni spostamento. La loro deve essere una vita stressante e non invidiabile, o almeno non per chi  non è abituato ai riflettori e ci tiene che  la privacy non diventi di dominio pubblico, alla mercè di paparazzi che farebbero di tutto per sbattere una foto in prima pagina, anche a costo di immortalarti stecchito o accartocciato in un’automobile, nel disperato tentativo di sfuggire alla loro famelica ossessione di scoop per vendere. 

Ciò detto,  su cosa si basa quel successo che molti si ostinano a paragonare a quello dei Beatles e dei Rolling Stones, band che hanno fatto la storia della musica?

Il loro appeal non poggia sul talento, senza presumere ovviamente che gli One Direction non facciano  storia o non durino, dal momento che di Eros Ramazzotti e Jovanotti si era detto non sarebbero vissuti a lungo e invece oggi sono considerati tra i migliori cantautori italiani. Ma, oggettivamente, tra gli One Direction non c’è nessuno che sappia suonare la chitarra come Jimi Hendrix, come Carlos Santana, come Brian May e nessuno di loro eccelle per particolari doti canore. Hanno voci orecchiabili, tutto qua. Non siamo davanti ai nuovi Elvis Presley. Quindi sono una boy band al pari dei Take That o dei Blue, ma senza il carisma e la rivoluzione dei Beatles e dei Rolling Stones, almeno non per il momento. Non vogliamo sfotterli o sottovalutarli, anzi. Sono stimabili per quello che sono riusciti a fare senza montarsi la testa: sono giovani, piacciono alle ragazze, i testi delle loro canzoni, seppur a tratti banali e scontati, affrontano problematiche tipiche degli adolescenti, la musica non è di qualità ma colpisce e, nel loro essere commerciali, riescono a trasmettere spensieratezza, gioia di vivere e anche desiderio di trasgressione; tanto più che non ricorrono a look eccentrici, degni delle vere rockstar,  ma mantengono  la loro aria da bravi ragazzi,  dall’indole sensibile e romantica. 

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