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Elton John, stella di prima grandezza

Nel 1973 il cantante pubblica il suo capolavoro, “Goodbye Yellow Brick Road” 

“La musica ha il potere di guarire.  Ha la capacità di tirar fuori le persone da se stesse per un paio di ore. Sono sempre stato interessato solo al lato artistico della vita.”  (Elton John)

MILANO – Elton John è sicuramente uno degli artisti più importanti e originali emersi in Gran Bretagna dalla fine degli anni Sessanta. Dal 1969 a oggi ha pubblicato complessivamente 50 tra dischi in studio, dal vivo, colonne sonore e raccolte. Si calcola abbia venduto oltre 300 milioni di dischi in tutto il mondo.

Il primo 33 giri della svolta artistica di Elton John è sicuramente “Madman across the water” (1971), in cui spicca la splendida “Tiny Dancer”. Con il seguente “Honky Chateau” (1972) il cantante-pianista trionfa il tutto il mondo grazie al singolo “Rocket man”.

La consacrazione definitiva è comunque raggiunta con l’ambizioso doppio album “Goodbye Yellow Brick Road” del 1973, in cui è inserita la meravigliosa “Candle in the wind”, che è uno dei singoli di maggior successo di tutti i tempi con circa 37 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Genesi di un album storico

“Goodbye Yellow Brick Road” può essere tranquillamente definito un concept album; il titolo è una chiara citazione da “Il mago di Oz”, celebre film di Victor Fleming, e si riferisce all’addio all’innocenza e alla spensieratezza e al passaggio a una fase più matura e più consapevole della vita. Protagonisti delle singole canzoni sono personaggi della vita di tutti giorni con una trama ben delineata, che si uniscono in un’unica vicenda appena si ascolta l’album; effettivamente, Bernie, come ha sempre dichiarato, ha cercato di focalizzare il più possibile l’attenzione sulle immagini e sulle vicende umane, con un testo capace di evocarle e fonderle con la melodia di Elton.

Fondamentale per il pianista fu il gruppo musicale per le registrazioni dell’album che si svolsero a Chateau D’Herouville in Francia. Tutti i brani sono stati scritti da Elton John e il paroliere Bernie Taupin. Gli arrangiamenti sofisticati si devono al direttore d’orchestra Del Newman mentre la produzione fu affidata a Gus Dudgeon e Greg Penny, uomini di grande esperienza negli studi di registrazione.

La banda era composta da Dee Murray al basso, Davey Johnstone alla chitarra elettrica, Nigel Olsson alla batteria, David Hentschel ai sintetizzatori ed Elton John, alla voce, pianoforte, mellotron, organo e Leroy Gomez ai sassofoni. “Goodbye Yellow Brick Road” non fu originariamente pianificato come doppio Lp: l’emergente rockstar temeva che i suoi fan avrebbero potuto trovare il prezzo fin troppo caro. I progetti iniziali inoltre erano quelli di registrare il disco in Giamaica, sulle orme dei Rolling Stones, come disse lo stesso Elton nel librettino che accompagnava To Be Continued: “I Rolling Stones hanno appena fatto ‘Goat’s Head Soup’ in Giamaica, andiamo lì”. Ma Kingston non rappresentava certo il luogo adatto, dato che né l’ambiente, decisamente ostile, né l’attrezzatura per la registrazione (fuori moda) potevano ritenersi adatti. L’atmosfera era molto importante, e quando Elton e la sua compagnia (formata da Bernie Taupin, Davey Johnstone, Dee Murray, Nigel Olsson e dal produttore Gus Dudgeon) arrivarono a Kingston, si era appena svolto il giorno precedente l’importante incontro di boxe fra Joe Frazier e George Foreman (la città era dunque in fermento). Le registrazioni proseguirono in Francia. Il disco fu pubblicato il 5 ottobre del 1973 e fu un successo grandioso e in parte inaspettato in tutto il mondo. Arrivò al primo posto negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Canada e in Australia. Complessivamente ha venduto oltre 30 milioni di copie.

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