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“Transformer”, il manifesto di Lou Reed

Nel 1972 esce il disco della rinascita del musicista-poeta di New York

“E’ pretenzioso creare arte solo per il gusto di colpire l’ego degli artisti. La vita è troppo breve per concentrarsi sul passato. Guardo piuttosto al futuro. Quando sviluppo un progetto, qualsiasi esso sia, c’è solo una cosa nella mia mente, solo quella cosa. Io sono un artista e ciò significa che posso essere egocentrico quanto mi pare”

(Lou Reed)

L’uomo: musicista e poeta controverso

Per comprendere l’universo poetico ed esistenziale di un artista come Lou Reed bastano le prime due strofe di una delle sue più celebri canzoni:

Holly viene da Miami 

In autostop attraverso gli Usa

Sfoltendo le sue sopracciglia per strada

Depilandosi le gambe lui diventò lei

Lei dice, Hey bambino

Fatti un giro nella zona selvaggia

Lei disse, hei dolcezza

Fatti un giro nella zona selvaggia

 

Candy viene dall’isola

Nella camera sul retro lei era la ragazza di tutti

Ma non ha mai perso la testa

Neanche quando faceva pompini

Lei dice, Hey bambino

Fatti un giro nella zona selvaggia

Disse, hei bambino

Fatti un giro nella zona selvaggia

E le ragazze di colore fanno do doo do doo.. 

 

“Walk on the wild side”, è una sorta di manifesto sulla condizione di chi vive ai margini dell’american dream: omosessuali, emarginati, drogati, disperati, perdenti. E’ un urlo straziante di chi spesso si nasconde, di chi emerge solo la notte.  La vicenda umana e professionale di Lou Reed non è molto dissimile dalla realtà visionaria di questa canzone. Nato a New York nel 1942, si interessa presto alla musica rock’n’roll che spopolava negli Stati Uniti degli anni ’50.

A 14 anni fu costretto dalla famiglia ad una serie di elettroshock per curare la sua bisessualità. Da questa drammatica e traumatica esperienza non si liberò mai. Nel 1964 fondò con John Cale e Nico i “Velvet Underground”, uno dei fenomeni più influenti e originali del rock statunitense. Il grande merito di questa band fu quello di aver coniugato il campo poetico-musicale del rock con un crudo realismo ispirato dalla vita nelle strade di New York che ha anticipato di oltre un decennio il punk e la new wave. All’inizio degli anni ’70 Lou Reed abbandona il gruppo per intraprendere la carriera solista. Ma non sarà facile per il musicista newyorcheste. Il primo disco si rivela un flop commerciale e si aggravano i problemi del chitarrista con gli stupefacenti. In soccorso di Lou Reed arriva il suo l’alter ego britannico: l’astro nascente David Bowie che, insieme al chitarrista Mick Ronson, produce il suo nuovo album.

La resurrezione di “Transformer

La presenza in studio di David Bowie sarà fondamentale per la rinascita artistica e compositiva di Lou Reed. “Trasformer” è probabilmente l’album che meglio rappresenta la poetica e la musicalità dell’artista di New York. L’album contiene alcuni dei brani più celebri della carriera solista di Lou Reed: “Perfect Day” (poi inserita nella colonna sonora di “Trainspotting”), “Vicious” e “Walk on The Wild Side”, che racconta i personaggi della Factory di Andy Warhol ed è diventato un vero emblema della trasgressione di quegli anni. Le tematiche dell’album si riferiscono direttamente ed esplicitamente alla vita gay e al travestitismo. Contrariamente al suo predecessore “Lou Reed”, album nel quale ben otto canzoni risalivano ai tempi dei Velvet Underground, il disco contiene principalmente nuovo materiale scritto per l’occasione. Permangono comunque ancora alcuni brani risalenti ai Velvet Underground, come “Andy’s Chest” e “Satellite of Love”, che erano state già eseguite dal gruppo nel 1970.

Il primo singolo tratto dall’album, “Walk on the Wild Side”, divenne un successo internazionale nonostante il testo esplicito (che fu censurato in alcuni Paesi e bandito in altri), ed è ora considerata come la canzone più famosa di Reed. 

Il disco fu prodotto da David Bowie e Mick Ronson, grandi ammiratori di Reed, che erano stati a loro volta influenzati dal lavoro svolto dal musicista con i Velvet Underground negli anni sessanta. Bowie, per risollevare le sorti commerciali di Lou Reed, in forte calo dopo l’insuccesso del suo primo disco da solista dopo la fine dei Velvet Underground, smussò fortemente l’asprezza del sound di Reed, curando la produzione di ogni canzone in maniera accurata. Molti critici scrissero addirittura l’ipotesi che certi brani del disco, nonostante siano tutti a firma di Lou Reed, fossero opera di Bowie. Reed ha sempre negato seccamente tali ipotesi, come del resto lo stesso Bowie. L’operazione ebbe comunque successo, riportando in auge la figura di Reed presso il grande pubblico e donandogli il suo primo e unico successo da top ten negli Stati Uniti con la canzone “Walk on the Wild Side”.

In merito al successo del disco, Lou Reed dichiarerà in seguito di essersi “snaturato” per raggiungere il successo commerciale che aveva sempre cercato e pensato di meritare. All’epoca si vociferò di un proseguimento della collaborazione tra Reed e Bowie per il prossimo disco dell’artista, ma le forti personalità dei due musicisti, uniti al loro rapporto di amore-odio, li portò a litigare furiosamente facendo naufragare il progetto.

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