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Francesco nella Terra dei Fuochi

 

CASERTA (nostro inviato)  Papa Bergoglio bissa. Dopo la visita pastorale di sabato scorso, nella giornata di lunedì è ritornato a Caserta. Non un luogo qualunque, il capoluogo della Terra dei Fuochi, un territorio brutalizzato dagli abusi di potere che non sembra riuscire a farcela.

Un territorio che, dimentico delle attenzioni di cui avrebbe bisogno, accoglie col bis una delle figure più carismatiche di sempre: un papa di nome Francesco che dopo Lampedusa nel 2013, e l’invettiva contro i mafiosi calabresi lo scorso giugno, approda in questo strano luglio in Terra di Lavoro. E lo fa tra lo stupore dei cittadini che quasi non se lo aspettano, la seconda volta. 

La prima è in un giorno non scelto a caso: il 26 è la data in cui i casertani celebrano la festività dei Santi Gioacchino ed Anna, quest’ultima patrona della città insieme con San Sebastiano. La seconda, a sorpresa, è solo due giorni dopo, in visita privata dai pentecostali. Ed è subito clamore, perché è la prima volta che un Papa della Chiesa Cattolica Romana incontra fuori Roma una Chiesa protestante. Dunque, Francesco segue le orme di Papa Wojtyla, caricando i suoi gesti di uno spirito diverso ma non per questo meno vitale. Dopo la messa di sabato, celebrata dando le spalle alla Reggia vanvitelliana (più di 200.000, si stima, i fedeli accorsi) , Papa Francesco incontra il Pastore Giovanni Traettino, da lungo tempo impegnato nel dialogo ecumenico con i cattolici romani ed esprime parole di coraggio davanti ai fedeli pentecostali riuniti nella Chiesa della Riconciliazione. Una scena non da poco, a Caserta, dove non capita spesso agli abitanti di via Feudo di San Martino incontrare un uomo di bianco vestito dall’inconfondibile sorriso smagliante che di mestiere fa il Papa, anzi no il Vescovo di Roma.

Una figura chiara, la sua, che già nel tardo pomeriggio di sabato scorso ha profuso le attese parole di speranza e non ha deluso  né i fedeli né la diocesi guidata da Monsignor Giovanni D’Alise. Ai pentecostali di Traettino ha invece chiesto perdono per la persecuzione perpetrata contro la loro comunità evangelica con una responsabilità anche dei cattolici romani. Ha presenziato ad una loro funzione religiosa, ha pranzato con loro, ha riso con loro e poi è ritornato a Città del Vaticano.

Tocca capire il perché di questo affetto per il territorio casertano. Forse, tutto ciò si spiega con l’amore di Francesco, Papa povero nell’opulenta Chiesa di Roma, per gli ultimi, sentimento questo che l’ha spinto più volte a disarcionare dalle convenzioni e ad essere, seppure soltanto simbolicamente, un povero tra i poveri. Perché simbolicamente ha scelto il nome del povero di Assisi, simbolicamente ha mangiato alla mensa degli operai vaticani, simbolicamente arriva prima a Lampedusa poi in Calabria ed infine a Caserta. Per dare una parola di conforto alle terre bruciate dalle smanie di potere di pochi violenti, sì, ma pure per rappresentare il cambiamento di una Chiesa cattolica troppo spessa chiusa nei palazzi, nelle chiese e nelle banche, a contare soldi anziché finanziare i progetti di neo-umanesimo di uomini e donne di fede, che tra mille difficoltà sono a fianco di chi ha bisogno. E Papa Francesco coglie in pieno il desiderio di cambiamento, guida la Chiesa in una maniera moderna. Come successore di Pietro, non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori di un certo livello, conscio del fatto che il vento del cambiamento debba soffiare forte sulla cupola michelangiolesca. E pronto, ne siamo sicuri, a fare un alto viaggio in un territorio martoriato , dove la sua gente “ha fame e sete di giustizia”, per usare le parole di chi la Chiesa,alcuni millenni fa, l’ha voluta e ha preteso fosse fondata sul suo sangue.

 

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