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Peter Gabriel III: la chiave del successo

Nel 1980 il cantante inglese conquista le chart con “Games without frontiere”

“L’industria musicale è una gabbia da cui molte interessanti creature fuggono. Ci sono altre opportunità per i musicisti , come un tempo, quando tutto era nuovo ,  potevi fare le cose a modo tuo e avevi una stretta relazione con i fan.  Questo si può recuperare solo trasformando le case discografiche  in società di servizio che veicolano il lavoro degli artisti” (Peter Gabriel)

Le difficoltà nella carriera solista dopo i Genesis

Dopo la traumatica separazione dai Genesis nel 1975, Peter Gabriel decise di intraprendere la carriera solista. Non fu un passo scontato e facile per l’artista. Il cantante, allora 25enne, era amatissimo dal pubblico come simbolo e front-man del celebre gruppo inglese, sapeva benissimo che sarebbe stato criticato se non avesse proseguito con il genere progressive così caro ai Genesis. Peter Gabriel, invece, si prese un anno di tempo per cercare di trovare nuove ispirazioni, un nuovo sound e nuovi musicisti per prendere le distanze dalla musica che sin ad allora aveva cantato e composto.

L’artista non voleva proseguire il genere musicale dei Genesis, sarebbe stato troppo facile e scontato. Era invece deciso ad esplorare l’universo della musica soul, la sperimentazione elettronica con un sound più asciutto, quasi minimal. Per incidere il primo album si affidò al capace produttore Bob Ezrin, ed eccellenti musicisti quali il chitarrista Robert Fripp, il ‘mago’ dei sintetizzatori Larry Fast e il virtuoso dello stick bass Tony Levin. L’accoglienza della critica specializzata fu piuttosto tiepida. Gli si imputò di non aver delineato un genere musicale preciso, insomma secondo la stampa Peter Gabriel non aveva dimostrato di avere le idee chiare. Il disco arrivò al settimo posto della classifica inglese e al 38° negli Usa: un risultato piuttosto modesto. Il secondo album andò peggio del primo anche per la scelta di comporre musica ancora meno orecchiabile rispetto al debutto. Fu un vero e proprio flop commerciale. Nel privato Peter Gabriel era molto deluso e amareggiato. Nel giro di pochi anni era passato dai trionfi con i Genesis in tutto il mondo ad una sorta di oblio. Non era ancora riuscito a trovare il giusto sound e le canzoni da proporre al pubblico che gli stava letteralmente girando le spalle, almeno per gli scarsi risultati delle vendite discografiche. Nei concerti invece, le cose andavano meglio: Peter Gabriel sapeva ancora colpire e affascinare il pubblico con la sua voce magnetica. Il terzo disco sarebbe stato decisivo: scuse e alibi erano ormai esaurite. Doveva assolutamente centrare il bersaglio.

La svolta del terzo album: Games without frontiers

Per il nuovo album, il cantante chiamò il giovane produttore Steve Lillywhite. E grazie al suo talento il sound è completamente diverso: più aggressivo, più sofisticato e immediato. Larry Fast svetta per le splendide sonorità elettroniche delle sue tastiere, Fripp si distingue per interventi chitarristi che mettono in evidenza la sua maestria e il suo eclettismo. Alle registrazioni partecipano la cantante Kate Bush, il batterista Phil Collins, i percussionisti Morris Pert e Jerry Marotta, il sassofonista Dick Morissey e il bassista Tony Levin. Le novità più importanti riguardano la ritmica. Peter Gabriel in quel periodo si stava avvicinando alla grande tradizione ritmica africana. Il disco coniuga perfettamente momenti sperimentali come “No self control”, “Biko” e “Lead a normal life” a canzoni più immediate come la celeberrima “Games without frontiere” e “I don’t remember”. Peter Gabriel è finalmente soddisfatto delle composizioni e del suono dell’album. Era proprio quello che voleva: distaccarsi definitivamente dalla pesante eredità dei Genesis e trovare una propria identità musicale originale e allo stesso tempo di successo. E i risultati non tardarono ad arrivare. Il terzo album, pubblicato nel maggio del 1980, arrivò al primo posto delle classifiche inglesi, trascinato anche dal successo del singolo “Games without frontiere” che conquistò la quarta posizioni in Gran Bretagna. Negli Usa arrivò al 22° posto. Anche in Italia il disco, come nel resto dell’Europa, ebbe un grande successo di vendite.

Da questo disco in poi la carriera solista di Peter Gabriel fu travolgente. Gli anni ’80 regalarono al cantante britannico un successo di dimensioni enormi, quasi insperate ma assolutamente meritato.

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