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Riforme. Di vittoria in vittoria. La frittata è servita

 

ROMA – Il retroscena di Goffredo de Marchis: «Lo so anch’io che una riforma come quella di Palazzo Madama andava preparata meglio sul piano culturale — spiega ai suoi fedelissimi —. Proprio perché è una riforma di portata storica, una vera svolta. Ma cambiare l’Italia coi professori è impossibile.

Mi viene in mente Longanesi: sarebbe come fare la rivoluzione col permesso dei carabinieri”. Dopo aver rotto le uova, Matteo Renzi si scusa. È fatto così, vuole piacere. E Maria Elena Boschi si spinge fino a ringraziare in aula Tocci e Chiti, per l’appello al buon senso. Poi chiama le opposizioni per ricucire, ma solo dopo che Pietro Grasso, a passo da bersagliere, aveva condotto l’aula del Senato fin sotto il balcone del Premier, perché gli rendesse il desiato “inchino”.

Che devo dirvi? La frittata è servita. Noi “dissidenti” abbiamo perso. Senza abiure e con l’onore delle armi, ma perso. Perché il Senato di Renzi è un pasticcio mai visto che credo non reggerà la prova degli anni. Constatata la sua dannosa inutilità, alla fine, lo si dovrà sciogliere per passare a un sistema mono camerale, magari con elezione diretta del Presidente “arbitro”, in modo da bilanciare lo strapotere su Montecitorio di un premier eletto con legge maggioritaria.  “Nasce il senato dei 100. Renzi apre il dialogo. No di Lega e 5Stelle”, titola, trionfante, Repubblica.

Il nuovo “Senato della Repubblica” (etichetta che suona ormai mendace e ipocrita) sarà composto da 74 consiglieri regionali, nominati dai loro colleghi, 21 sindaci selezionati sempre dai capi gruppo regionali, e cinque senatori di nomina presidenziale. Ci siamo ispirati al modello austriaco – ha spiegato Tonini del Pd. Renzi avrebbe preferito il modello tedesco, qualcosa di più simile al Bundesrat, con Presidenti delle Regioni e Sindaci in trasferta a Palazzo Madama per  domandare e ricevere dal Premier, vero dominus della politica. Ma si è dovuto far piacere i consiglieri perché Berlusconi non intendeva rinunciare alla sua rappresentanza proporzionale. Pazienza, il trofeo si può comunque esibire. Seconda vittoria: i deputati resteranno 630 (su questo Grasso ha impedito ogni voto segreto per evitare scherzi). Ci sarà dunque posto per molti, se non per tutti, del Pd e di FI nelle liste per le elezioni di primavera. 

Chi parla di voto in primavera è Mariarosaria Rossi, già “badante” del Caimano, oggi tesoriera – anzi “debitiera” come si definisce –  di Forza Italia. Che promette un B in lista. “Berlusconi ha un jolly” titola il Giornale. Il Fatto intervista Prodi: “Renzi e B contro di me? Sai che sorpresa..” Perché la Rossi fa intendere che il patto del Nazareno continuerà il lavoro dei 101. Mai Prodi sul Colle. 

Corriere e Stampa archiviano la battaglia per Palazzo Madama e già vedono il pantano della guerra d’autunno. “Frenata sul bonus degli 80 euro”, “Renzi: non garantisco sugli 80 euro per tutti”. Per la verità il bravo Matteo aveva passato un’intera conferenza stampa a dire agli Italiani #invacanzasereni: “nessuna stangata”, “sblocca Italia”, incentivi all’edilizia. Ma i giornali non gli sono andati troppo dietro. Prima mostrare i cammelli. 

Così il Corriere prevede guai per i conti pubblici: “Matteo Renzi dice che la revisione della spesa andrà avanti comunque. Il dato di fatto, però, è che nonostante tutto il parlare dispending review e di fronte al gigantesco debito pubblico — avviato verso il 135% del Pil — il totale delle uscite pubbliche continua a crescere”. Del 13,6% e a gonfiarsi è in particolare la “spesa corrente, di funzionamento, arrivata a 192,7 miliardi. Danilo Taino, pagina 40. Mentre Andrea Manzella, su Repubblica si chiede se sia “durato solo un mese il semestre europeo dell’Italia”. E denuncia il pasticcio fatto con la Mogherini.

L’inchino dei senatori varrà a poco. Forza Italia, Lega, M5S attendono che Matteo finisca, in piena stagione delle piogge, impantanato nella palude dei conti pubblici. Ed è probabile che aver strapazzato i parlamentari non dissidenti del Pd, centristi sparsi e truppe (già) fedeli al Cavaliere, costerà al premier più di un agguato tronfante. Chissà se, visti i titoli dei giornali, il nostro giovane leader non si sia ricordato di antichi testi scolastici, quelli che raccontavano di un condottiero invincibile che non arrivava al sodo, cioè dentro le mura di Roma. Come si chiamava? Ah, sì, Pirro.  

 

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