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PA. Salta la quota 96. Saltano 4mila pensionamenti nella scuola

Coro di critiche dai sindacati

ROMA – Via libera della commissione Affari costituzionali del Senato al decreto sulla pubblica amministrazione con le quattro modifiche presentate dal governo. I 4 emendamenti del governo approvati hanno soppresso l’articolo aggiuntivo che sbloccava 4mila pensionamenti nella scuola (quota 96), hanno cancellato l’anticipo della pensione da 70 a 68 anni per professori universitari e primari, ripristinato le penalizzazioni per i dipendenti pubblici che lasciano prima dei 62 anni e soppresso benefici per le vittime di terrorismo.

Sulle PA è intervenuta subito la Cgil. «C’è qualcosa che non va se ogni volta che si interviene per sanare palesi ingiustizie nei confronti dei lavoratori scatta il contrordine. Non è accettabile». Così Vera Lamonica, segretario confederale della Cgil, commenta la scelta del governo circa lo stralcio dal Dl sulla Pa delle norme su Quota96 e sui benefici pensionistici per i lavoratori precoci. «Mentre finalmente la Camera era intervenuta a sanare l’errore grossolano dei Quota 96 e mentre si poneva rimedio alla grave ingiustizia che la legge Fornero aveva causato ai lavoratori precoci, oggi il ministro ci dice che abbiamo scherzato, che le ingiustizie restano. Noi diciamo che le ingiustizie andavano e vanno cancellate e che non si torna indietro», spiega.  Lamonica sottolinea da un lato il caso limite dei lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare in giovanissima età, e che hanno maturato 41/42 anni di contributi. Dall’altro lato la dirigente sindacale evidenzia come sanando l’errore di quota 96

si pone fine a un’ingiustizia e si consente anche l’ingresso di 4mila nuovi docenti nella scuola. «Non è accettabile tornare indietro su una norma che sana errori e palesi ingiustizie. Il risultato- conclude la dirigente sindacale- è che si commette un’ingiustizia ancora più grave».

Critiche anche dalla Uil: «La vicenda che sta interessando la pensione dei professori contenuta nel decreto sulla riforma della P.A. ha del grottesco e del paradossale. Non si può scherzare con la vita delle persone». Lo sottolinea Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, commentando lo stop del governo alle norme del decreto P.A.che sbloccavano 4mila pensionamenti nelle scuole.

«Prima si ammette, per questi lavoratori, l’errore contenuto nella legge Fornero, riconoscendo, dunque, il diritto e proponendo la possibilità di poter finalmente farli andare in pensione, adesso – rileva Foccillo – il governo si tira indietro perché non ci sarebbe la copertura necessaria e, quindi, si ritorna al passato. Se non fossero cose serie si potrebbe dire dilettanti allo sbaraglio. Noi chiediamo che finalmente si metta fine alla vicenda e si possa permettere anche ai professori di andare legittimamente in pensione».

«Per questo abbiamo sempre sostenuto che le riforme, quando sono tali, si fanno con il dovuto tempo e soprattutto coinvolgendo le rappresentanze sociali, in modo da evitare queste brutte figure», conclude il diregente Uil. 

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