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BAGDHAD – Iraq nel caos anche dopo la svolta politica. La Corte irachena ha legittimato infatti  la vittoria di Nouri al Maliki alle elezioni, ma il presidente Fuad Masum ha incaricato lo sciita al Abadi di formare un nuovo governo di unità nazionale che unisca sanniti e sciiti contro le milizie terroristiche dell’ISIS.  

Al Maliki, che puntava a un terzo mandato, ha giudicato la nomina di lunedì del suo successore una violazione della Costituzione, compiuta con il sostegno degli Stati Uniti. «Noi respingiamo questa violazione della Costituzione», ha affermato al Maliki, alludendo all’incarico conferito ad Haidar al Abadi, esponente del suo partito, per formare un nuovo governo. Washington «è stata al fianco di coloro che hanno violato la costituzione», ha aggiunto l’ormai ex premier in un discorso trasmesso in televisione.

Il nuovo premier al Abadi ha ricevuto anche la telefonata di sostegno di Obama, in cui i due leader hanno concordato sull’importanza di formare un nuovo governo inclusivo, che rappresenti tutte le comunità, il più presto possibile. 

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, parlando della situazione irachena da Marthàs Vineyard, l’isola del Massachusetts dove si trova in vacanza, ha dichiarato: ”L’Iraq ha compiuto un promettente passo avanti incaricando lo sciita Haidar al Abadi di formare un nuovo governo”.  Ha quindi sottolineato che gli Stati Uniti restano impegnati nel sostenere Baghdad nella lotta ai militanti sunniti, in quelli che ha definito «giorni difficili», e che i raid aerei americani hanno evitato che i «terroristi avanzassero verso Erbil», la città del Kurdistan iracheno da giorni sotto assedio. Il presidente ha ribadito però che contro lo Stato islamico «non c’è soluzione americana, ma l’unica soluzione duratura è che l’Iraq sia unito e formi un governo inclusivo» capace di contrastarlo. Obama ha poi invitato tutti i leader iracheni a «collaborare per la pace», ricordando che sia lui, sia il suo vice Joe Biden hanno chiamato al Abadi, «chiedendogli di formare al più presto un esecutivo che rappresenti tutti gli iracheni».

Il presidente ha inoltre  aggiunto che le forze americane lavorano con i partner internazionali per portare in salvo gli yazidi, la minoranza religiosa di lingua curda rifugiata sulle montagne del nord del Paese. Gli aerei americani «restano posizionati per colpire le forze terroriste intorno alle montagne, che minacciano la sicurezza di queste famiglie», ha spiegato il «commander-in-chief» degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti insieme all’Australia intendono sollevare davanti alle Nazioni Unite, già entro il mese in corso, la questione della minaccia posta dalle milizie jihadiste, e in particolare dai combattenti stranieri che ne fanno parte, tanto in Iraq e in Siria quanto in altre aree del mondo. Lo ha anticipato il segretario di Stato americano, John Kerry, dopo due giorni di discussioni con il primo ministro di Canberra, Tony Abbott, nell’ambito degli annuali colloqui bilaterali in materia militare. In Australia ha destato orrore e stupore l’immagine, diffusa via Twitter, della testa mozzata di un soldato tenuta in mano da un ragazzo di origini arabe ma cresciuto a Sydney, passato a combattere con gli insorti ultra-islamisti in Siria.

 

 

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