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Da Alitalia a Wind jet. La solitudine di chi resta a terra

 

ROMA- A pochi giorni dal “matrimonio” Arabo/Italiano dei cieli, l’ubriacatura dei media lascia spazio alla realtà che torna a farsi avanti prepotentemente. Migliaia di lavoratori di Alitalia (oltre 2000 tra licenziati e esternalizzati) resteranno a terra e andranno ad aggiungersi ad una lunga lista di esuberi e disoccupati del trasporto aereo.

In questi giorni si sono cominciati ad identificare i settori con i lavoratori che andranno in mobilità. Una vera e propria roulette russa. Chi è fortunato resta, con una prospettiva di rilancio della compagnia, mentre chi si trova nel posto sbagliato va a casa. Licenziato.

E’ davvero drammatico perché, come nel 2008, ci sarà chi si dovrà sacrificare per tutti. E ancora una volta saranno solo i lavoratori.

Le prospettive del trasporto aereo, per i prossimi anni saranno di un aumento complessivo del traffico passeggeri e sviluppo dell’assett, e viene da chiedersi come sia possibile questa continua emorragia occupazionale. Sono oltre dieci mila i posti di lavoro persi nel settore. Un piccolo paese spazzato via.

La risposta è nella crisi di sistema che sta mettendo a rischio il settore e su cui da tempo si chiede un intervento governativo. Ma anche nella continua speculazione di chi dentro questa crisi intende guadagnarci.

Dal nodo sulle Low cost  che  a suon di prezzi stracciati e contributi regionali per i passeggeri trasportati, stanno diventando leader di mercato,  alla guerra sugli handlers – nella capitale oscillano tra le tredici , quattordici società tra Fiumicino e Ciampino. Il recente fallimento della società Groundcare ne è un’oggettiva conseguenza.

Fino ad arrivare al tema occupazione, su cui le politiche sociali sembrano essere insufficienti. Gli ammortizzatori sociali senza interventi strutturali sono solo un’anticamera della disoccupazione. 

A sei anni dal fallimento dell’ ex Compagnia di bandiera il saldo  è sempre più drammatico. Agli handlres sempre in continuo rischio fallimento si aggiungono i vettori made in italy ; da Wind Jet ( il 10 Agosto a due anni di distanza dal fallimento i dipendenti hanno pubblicato su You tube un video per ricordare “Come eravamo” ) a Blue Panorama  fino a Meridiana i vettori italiani stanno vivendo una crisi senza precedenti.

In tutto questo l’aspetto più drammatico è la solitudine che si trovano a vivere i lavoratori, abbandonati al proprio destino. Molto spesso si sentono invisibili, dentro una società che ci vuole tutti sempre più individualisti. Mentre chi è al comando delle aziende, sembra non dover pagare mai per gli errori e le incapacità imprenditoriali.  Il numero uno dei capitani coraggiosi Roberto Colaninno, si sarebbe addirittura aspettato un riconoscimento per aver salvato l’azienda tre volte – peccato che Alitalia CAI dal 2008 abbia maturato  più perdite di quanto facesse la vecchia compagnia.

E’ chiaro che le responsabilità della tenuta del settore non si possano solo imputare alle aziende, il governo che ha avviato un lavoro di analisi dovrebbe intervenire in modo complessivo, con regole e tutele.

Al momento gli interventi sembrerebbero piuttosto dei desiderata. Basti pensare che all’annuncio del numero uno di Enac, Vito Riggio, sui bacini di ricollocamento per il personale in esubero del settore, seguono le dichiarazioni del ministro del lavoro Giuliano Poletti secondo cui l’ Enac può fare «moral suasion» sulle compagnie aree per «trovare le persone» da assumere, smentendo categoricamente un eventuale obbligo delle aziende di “pescare” da quel bacino.

Quindi l’Ente al momento, è solo in condizione di dare informazioni e di avere banche dati aggiornate, in modo «da suggerire ai diversi soggetti le possibilità da utilizzare».

C’è da dire che fin ora non si è mai neanche pensato di costruire una mappatura per aziende e qualifiche professionali e in un settore con maestranze molto qualificate rivestirebbe un’importante occasione di valorizzare il know how. Tuttavia appare evidente che il lavoro da fare per ridare prospettive occupazionali è davvero ancora lungo.

Se non s’interverrà urgentemente, il rischio concreto è che i bacini degli ex lavoratori dell’aria, diventino solo una lista di caduti, a terra.

 

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