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Ucraina. Ultimatum a Mosca dalla UE. Putin, ridicoli i tentativi europei

 

BRUXELLES –  Unione Europea e Russia ai ferri corti. Oggi infatti la UE ha dato al Cremlino una settimana di tempo per cambiare la rotta della sua politica in Ucraina se non vuole incorrere in nuove sanzioni. 

Kiev sabato aveva messo in guardia da una situazione che è vicina a un «punto di non ritorno», sull’orlo di una «guerra su larga scala» con Mosca. E nella notte, al termine della riunione dei capi di Stato e di governo dell’Ue a Bruxelles, il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha annunciato che i 28 leader hanno deciso di adottare «ulteriori passi significativi» e che l’Ue sta lavorando alacremente a nuove misure restrittive se la Russia non farà un passo indietro.

Intanto i dieci paracadutisti russi che erano stati catturati da Kiev dentro il territorio ucraino quasi una settimana fa sono tornati a casa grazie a uno scambio di truppe: all’alba i dieci parà sono stati consegnati alle autorità russe al valico di Nekhoteyevka e in cambio la Russia ha consegnato 63 soldati ucraini che erano penetrati nel suo territorio mercoledì scorso, in fuga dai combattimenti che si

erano andati intensificando. «Il negoziato non è stato facile, ma alla fine ha prevalso il buon senso e tutto è finito per il meglio», ha commentato il vice comandante dei paracadutisti russi, generale Alexei Ragozin. 

Intanto  il presidente russo, Vladimir Putin, ha avvertito l’Unione Europea che sarà difficile tornare al mercato russo, una volta che questo sarà occupato dalle aziende latinoamericane e asiatiche. «Il pericolo per i nostri tradizionali fornitori è che quando un’azienda si colloca in un mercato, in questo caso quello russo, allontanarla diventa molto difficile, se non impossibile», ha osservato il capo del Cremlino parlando alla tv pubblica russa. 

A suo giudizio, «le aziende europee percepiscono il rischio e per questo sono molto delusi nei confronti dei loro governi» e della loro politica di sanzioni contro Mosca.  Putin, che ha proibito le importazioni di alimenti, frutta e verdure occidentali, come risposta alle sanzioni imposte a Mosca per il suo ruolo nel conflitto ucraino, ha riconosciuto che «purtroppo» i produttori russi non riescono a coprire queste importazioni. «Per questo, ora lavoriamo con altri produttori stranieri. Sono Paesi dell’America Latina: Brasile, Argentina, Cile. E anche con i nostri alleati asiatici: produttori cinesi e di altri Paesi». E ha definito «ridicoli» i tentativi europei di convincere questi Paesi a non esportare la

propria produzione sul mercato russo. «È difficile immaginare che uomini d’affari non approfittino dell’occasione per accedere al nostro mercato».  Nei supermercati di Mosca già si nota la carenza dei prodotti ortofrutticoli europei, soprattutto frutta (agrumi e mele), verdure (pomodori e peperoni) e prodotti lattiero-caseari (formaggi e yogurt). Gli analisti ritengono che il divieto di importazione imposto dal Cremlino provocherà un aumento dei prezzi, nonostante i tentativi del governo di evitarlo.

 

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