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Ucraina. Verso una possibile tregua. Le sanzioni restano

NEWPORT – Il vertice Nato avvicina la tregua in Ucraina: se l’intesa reggerà, il cessate il fuoco nell’est del Paese tra milizie filorusse e le forze di sicurezza ucraine dovrebbe essere firmato domattina per scattare subito dopo. Ma se l’opzione militare semplicemente «non c’è», come ha chiarito Federica Mogherini, resta la minaccia di un incremento delle sanzioni nei confronti della Russia, se Putin non accoglierà l’invito rivoltogli anche da Matteo Renzi: «Passi dalle parole ai fatti».

Del resto, la posizione con cui Renzi si è presentato al vertice ristretto dei leader G5 con il presidente ucraino Petro Poroshenko teneva insieme entrambe le strade: la risposta all’escalation militare della Russia in Ucraina «deve essere decisa e rapida», anche «incrementando la pressione attraverso nuove sanzioni» nei settori come «finanza, difesa, tecnologie sensibili e scambi di merci». Al tempo stesso, la Nato «ha un ruolo da giocare nell’aiutare la ricerca di una soluzione politica», non deve diventare «ulteriore fattore di tensione» gli sforzi per una tregua vanno «sostenuti con forza». Il tutto a condizione che Putin passi «dalle parole ai fatti». Ed è quanto si potrà verificare a partire da domani: se il cessate il fuoco annunciato sarà effettivamente firmato e se reggerà nelle prossime settimane.

Al tavolo con Obama, Cameron, Hollande e Merkel, Renzi aveva tuonato: «Dobbiamo essere uniti nel condannare il comportamento della Russia: non possiamo accettare la violazione di leggi e principi internazionali». Dunque «la nostra risposta all’escalation militare russa deve essere ferma e rapida. Dobbiamo incrementare la pressione attraverso nuove sanzioni. Siamo pronti ad aumentare la portata delle misure restrittive in settori come la finanza, la difesa, le tecnologie sensibili e lo scambio di merci: l’Unione Europea sta lavorando in questa direzione».

Una minaccia che, spiega Mogherini, non è affatto tramontata con la tregua vicina: «C’è l’accordo perchè le sanzioni restino uno strumento di pressione politica», e dunque si continua a lavorare al nuovo pacchetto di sanzioni «per averlo pronto» nel caso in cui Putin non mantenga le promesse. Perchè, dice ancora la futura Mrs Pesc, «difficilmente la firma, che speriamo avvenga domani, sarà sufficiente. Bisognerà passare dalle parole ai fatti: il ritiro delle truppe russe, lo stop al flusso di armi, il rilascio degli ostaggi…». Insomma «sarà fondamentale valutare se l’accordo reggerà, se la situazione nell’est dell’Ucraina migliorerà effettivamente: dipenderà dalla situazione sul terreno».

La situazione invece è gia chiara in Iraq, per Renzi. Se ieri il premier aveva auspicato un segnale deciso contro l’Isis, stasera – alla cena dei leader Nato nel castello di Cardiff – proverà a portare l’Europa al fianco di Obama per un intervento deciso contro il califfato.

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