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Riciclaggio. Inchiesta su compro oro, 2 imprenditori in manette

NAPOLI – Il gip della procura di Nola, nel Napoletano, ha emesso una misura cautelare di arresti con il beneficio dei domiciliari nei confronti di due amministratori di un gruppo societario attivo nella provincia napoletana e casertana nel commercio di preziosi. Eseguito anche un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente, dell’importo di quasi cinque milioni di euro.

Domenico e Luigi Ammirati di Terzigno, rispettivamente padre e figlio, titolari di svariate società devono rispondere di riciclaggio di notevoli quantitativi di oro usato di provenienza illecita. 

I due Ammirati sono titolari di tre gioiellerie tra Terzigno e Marcianise, a conduzione prettamente familiare, in cui esercitano anche l’attività di «compro-oro». Questa è disciplinata da una rigorosa normativa, che prevede il monitoraggio di tutte le fasi dell’acquisto e della successiva rivendita dell’oro usato, per evitare che refurtiva possa essere venduta. Ma padre e figlio, secondo le accuse dei pm, cordinati dal procuratore Paolo Mancuso, hanno utilizzato la loro attività commerciale per ‘ripulirè grandi quantità di oro di provenienza furtiva, alterando le quantità dell’oro lecitamente acquisito e indicato sui registri appositi. Gli investigatori per provarlo hanno venduto in incognito monili d’oro e, a fronte di cessioni di poche decine di grammi di oro usato, i due hanno annotato sui registri

acquisti per quantità che sfioravano il chilo, in modo da poter giustificare l’introito di preziosi acquisiti illegalmente. Venivano poi realizzati artifizi contabili per sopravvalutare l’oro di provenienza illecita ricevuto dai privati, registrando acquisti da parte dei fornitori leciti in misura maggiore rispetto a quella reale. In questo modo le società avevano anche vantaggi fiscali, con l’abbattimento della base imponibile. L’oro usato veniva venduto a prezzi competitivi alle fonderie. 

L’indagine sì è estesa su tutto il territorio nazionale, grazie ai rapporti che gli Ammirati avevano con operatori di settore in altre città italiane ai quali rivendevano i preziosi. Il meticoloso lavoro d’indagine ha portato a quantificare, dal 2009 al 2012, riciclati ben oltre due quintali di oro, per un valore di 4.910.972,96 euro. Sigilli dunque a cinque appartamenti a Terziglio e a Poggiomarino, l’immobile nel quale c’è il centro orafo gestito dagli indagati presso ‘II Tari« di Marcianise, nonchè conti correnti e depositi, quote societarie, auto e ingenti quantità di preziosi e monili d’oro. Oltre che sui beni degli indagati, il provvedimento ablatorio è stato eseguito anche sui beni di una delle società gestite da loro. 

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