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Consulta. Fumata nera, riconfermato Violante e Bruno

ULTIM’ORA –  Si è conclusa con un nuovo nulla di fatto la dodicesima votazione terminata poco prima delle  20.00, i consensi per entrambi i candidati scendono, Violante supera ancora una volta Bruno ma i voti del primo sono 518 a fronte dei 526 di ieri e quelli dell’esponente di FI 511 rispetto ai precedenti 544. Le Camere sono convocate domani mattina per una nuova votazione, auspicando nel ravvedimento dei franchi tiratori che, forti del voto segreto, esprimono il proprio dissenso nei confronti dell’operato Governo, mettendo in stallo il Parlamento e bloccando di fatto l’attività di due fondamentali organi dello Stato quali Csm e Consulta.

A votazioni non ancora concluse si è svolto l’incontro tra Renzi e Berlusconi a testimonianza dell’esistenza del rischio di una nuova fumata nera. Riconfermate le candidature di Violante e Bruno, smentite quindi le voci che da Forza Italia preannunciavano la sostituzione dei due concorrenti: il patto tra PD e FI tiene.

ROMA – Il Parlamento non riesce a superare l’impasse sul voto dei membri del Csm e della Consulta. Dopo l’elezione di Lunedì di Elisabetta Alberti Casellati per l’area Fi, Teresa Bene per il Pd e Renato Balduzzi per Sc, al Consiglio Superiore della Magistratura, non è stato possibile per le due Camere raggiungere un’intesa sui nomi degli altri due candidati al Csm, né su quelli di Violante e Bruno per la Consulta.

Né il primo sostenuto dai dem, né il secondo voluto fortemente da Niccolò Ghedini e quindi FI, hanno raggiunto il quorum previsto per l’elezione, ovvero 3/5 dell’assemblea formata da Camera e Senato in seduta comune, fermandosi rispettivamente a 526 e 544 voti, una manciata in meno rispetto ai 570 richiesti. Se prima si puntava sui voti degli assenti, 107 nell’ultima seduta, l’ennesima fumata nera ha destato preoccupazioni: “Non sarà facile recuperare 40 voti per ogni candidato in una notte. Al massimo, si “riuscirà a trovarne 20, ma di più non si sa…”è l’opinione dell’area democratica. Tuttavia, “si continuerà ad insistere sugli stessi candidati”, assicurano i capigruppo di Pd e FI Roberto Speranza e Renato Brunetta, “in quanto è innegabile che abbiano incassato parecchi voti”. E questo, perché si è deciso che “fino a quando i voti crescono si va avanti. Nel caso in cui invece comincino a calare, si vedrà.” Sembra apparentemente superata, quindi, la crisi interpartitica di Forza Italia, fortemente divisa sulla candidatura di Antonio Catricalà, che soccombe rispetto a quella di Bruno, il quale, a parere dello stesso Berlusconi, sembra riscuotere maggiori consensi non solo nel partito, ma anche tra le altre forze politiche, nonostante la sua amicizia con Cesare Previti lo renda malvisto dalla sinistra. Intanto, il Colle guarda con preoccupazione l’evolversi dei fatti, sperando che questo accordo tra FI e Pd regga. Dal suo canto, Renzi invita i suoi a mantenere la stessa linea, poiché un esito negativo delle votazioni comporterebbe il rischio della caduta del patto del Nazareno.  Il M5S, invece, resta fermo nelle sue posizioni, non sostenendo Vitali ed attaccando la maggioranza: Beppe Grillo dal blog lancia nuove accuse: “In questo momento in Parlamento è in corso un ricatto, se non voteremo Violante alla Consulta non appoggeranno il nostro candidato al Csm, Nicola Colajanni.  Denunciamo questo ricatto e la visione della vecchia politica: noi non voteremo mai Violante.”

Non resta che aspettare l’esito della 12esima votazione, prevista per oggi, con la consapevolezza che un altro buco nell’acqua potrebbe comportare il ritiro della candidatura di Violante e Bruno e la presentazione di nomi “tecnici”.

Nel frattempo a Palazzo Chigi si resta in attesa dell’incontro tra Silvio Berlusconi e Renzi, previsto questo pomeriggio alle 17, per discutere delle riforme ma soprattutto delle elezioni per la Consulta. Mentre dal Colle Napolitano lancia un monito alle istituzioni: “il succedersi delle votazioni senza raggiungere risultati solleva grandi interrogativi. Si rifletta bene sulle conseguenze del protrarsi di un nulla di fatto nelle votazioni in corso che impedisce l’insediamento del nuovo Csm. Evitando frazionamenti tra forze politiche diverse, cercando piuttosto punti di convergenza sulle candidature.”

 

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