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Muti lascia l’Opera, ma le reali ragioni restano un mistero

ROMA – La notizia della rinuncia del maestro Riccardo Muti a dirigere l’Aida e le Nozze di Figaro, nella prossima stagione del Teatro dell’Opera di Roma, è rimbalzata in tutto il mondo. Il maestro lo aveva annunciato ieri in due lettere, una indirizzata ai vertici del teatro, l’altra più privata destinata al sovrintendente Carlo Fuortes, nella quale ha precisato che “non ci sono le condizioni per garantire quella serenità  necessaria al buon esito delle rappresentazioni, a causa del perdurare delle problematiche emerse negli ultimi tempi”. 

E’ una scelta davvero drammatica per questo teatro e per la capitale che aveva già inserito nel calendario le opere. Tuttavia la decisione è stata senz’altro causata da una vertenza che i sindacati cavalcano da troppo tempo e che non conosce la parola fine.  Da una parte lo stato di accusa nei confronti di due sigle minoritarie, la Cgil e Fials, che a detta di Ignazio Marino  si sono sempre opposte al cosiddetto piano di risanamento.

Dall’altra le due sigle minoritarie che denunciano le criticità di una vertenza che non può essere trattata come un contratto industriale, con musicisti usati e gettati a piacimento.  Sta di fatto che le reali motivazioni del Maestro più famoso del Mondo non si riescono a carpire con precisione.  Indubbio che questa vertenza, che  si trascina da troppo tempo, è costellata da troppi dubbi. Muti, dal canto suo, si è sempre detto contrario ai tagli sulla cultura, ma in questo frangente non emerge la responsabilità di chi ha portato il Maestro a questa drammatica scelta.

Lo stesso Muti ha affermato: “abbandonare il nostro patrimonio culturale significa rendere il futuro più pericoloso, ancora oggi sono Rossini e Verdi l’orgoglio della nostra identità nazionale”.  Viene da chiedersi se dietro a questa scelta dolorosa non esistano delle motivazioni alle quali il maestro d’orchestra non vuole esporsi. Di certo i tagli alla cultura sono e continuano ad essere delle ferite profonde, per le quali, se non si trova una via d’uscita, dissiperanno inevitabilmente il nostro ricco patrimonio che tutto il Mondo ci invidia.

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