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I Vescovi bocciano Renzi. Dove sono le politiche per la scuola e le famiglie?

ROMA – Che Matteo Renzi soffra di ‘annuncite cronica’ è risaputo. Se ne sono accorti perfino i vescovi che oggi non hanno lesinato critiche al premier. «Io non ce l’ho con Matteo Renzi, è giovane, è simpatico, sa dire tante cose simpatiche…», ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino. E poi aggiunge: «Il problema non è Renzi persona, ma la politica italiana». E giù un elenco di problemi che il Governo dovrebbe affrontare, rinunciando agli «annunci» e ottenendo risultati. A partire dalle politiche a favore della famiglia e della scuola.

Il vescovo di Cassano Ionio, uomo forte dell’episcopato italiano nell’era Bergoglio, si smarca dalla polemica cucita addosso alla persona del premier. «Se oltre al Corriere della sera, all’amministratore delegato della Fiat, volete mettere insieme anche i vescovi tra quelli che si interessano alla persona di Matteo Renzi, noi non siamo interessati», afferma in risposta alle domande dei giornalisti. «Non partecipiamo all’identikit di Matteo Renzi, se è simpatico o antipatico». La questione è di

contenuto. E si traduce in una serie di paletti che i presuli piantano sul terreno della politica italiana. «Noi vescovi diamo già un giudizio» quando diciamo che «la famiglia non ci pare messa al centro della politica italiana», e «accanto alla famiglia ci mettiamo anche la scuola». Già il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aveva detto, in apertura del consiglio permanente lunedì, che è necessario fare «rete super partes», poiché «la gente è stremata e non può attendere oltre»

mentre si parla di «recessione» e della «necessità» di «riforme strutturali». Il comunicato conclusivo del «parlamentino» dei vescovi è ancora più circostanziato quando denuncia la «preoccupazione» dei vescovi «per la sordità dei responsabili della cosa pubblica nei confronti di politiche fiscali e di armonizzazione tra i tempi del lavoro e quelli propri della famiglia». In vista del sinodo

di ottobre i vescovi approvano anche un documento nel quale, per altro, esprimono «il timore per la disponibilità al riconoscimento delle cosiddette unioni di fatto o all’accesso al matrimonio da parte di coppie di persone dello stesso sesso». Mons. Galantino cita la «voglia matta della gente di mettere al centro dell’agenda politica la famiglia» emersa tra i cattolici italiani in vista del sinodo sulla famiglia, denunciando che «le risorse che il Governo mette in capo per scuola e università non appaiono adeguate alle esigenze che emergono dalla società», rivendicando l’utilità pubblica della scuola paritaria («Ma immaginate che tutte queste scuole chiudano all’improvviso: dove collocherebbe lo Stato il milione e 300 mila studenti che le frequentano? Ricordiamo che le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato circa 6 miliardi ogni anno»). Il segretario della Cei precisa di aver letto le «124 pagine» preparate dal Governo per riformare la scuola, sottolineando che ci sono «indicazioni davvero belle». Ma aggiunge: «Mi chiedo quanto si sta facendo sul piano culturale. Il rischio è che sempre di più da noi valgano gli slogan e non i ragionamenti, ma con barzellette, slogan e cosine così, cosa pensiamo di andare a dire all’Unione europea?». Nulla di personale, ma il Governo è avvertito. 

Mons. Galantino si esprime anche sulla questione del lavoro e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, denunciando che ci sono «troppe bandiere che sventolano», avvertendo che «la categoria del contro è sterile» e «alla fine ci saranno morti da una parte e dall’altra» e vengono adottate «soluzioni a mezz’aria» e affermando che «troppa gente, nei sindacati e nella politica, piuttosto che cercare soluzioni al drammatico problema del lavoro, bada a tenere alto il numero dei propri iscritti».

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