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Articolo 18. Se è inutile, come dice Renzi, perchè va tolto?

ROMA – L’articolo 18 (riformato due anni fa, dal governo Monti e dal ministro Fornero): se è inutile – come dice Renzi – perché va tolto – come dice Renzi? Sono domande che si aggiungono a quelle formulate da Stefano Fassina. Al di là delle polemiche giornalistiche, e delle dichiarazioni generiche, e delle mediazioni finte, sconfessate più o meno puntualmente dal premier e dai suoi collaboratori, si sa solo che domani il Pd si dichiarerà favorevole all’abolizione dell’articolo 18, non si sa ancora se per tutti o solo per i nuovi assunti (cosa che a molti pare anticostituzionale).

Quanto alle tutele crescenti, non si capisce come saranno modulate e la delega, per altro, non stabilisce se il contratto sarà unico davvero. Proprio la vaghezza del testo di legge avrebbe invitato il governo e il Pd a avviare una discussione seria muovendo da un testo che chiarisse le parole che svolazzano sui giornali: l’ho chiesto ripetutamente, ma nessuno ha inteso offrire elementi di comprensione utili a tutti.

Oltretutto, leggo con piacere che Renzi è pronto a confrontarsi a tutti i livelli (anche l’assemblea nazionale del Pd), ma con evidenza solo dopo la votazione del Senato: a cosa serve convocare un’assemblea se è già tutto deciso?

Lo Statuto (del Pd, non quello dei lavoratori) prescrive: Il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ora, a parte la seconda parte dell’articolo (come ognun sa il premier è andato al governo sulla base di un voto in direzione in cui si dichiarava che il programma rimaneva lo stesso del governo precedente, sempre guidato da un uomo del Pd), torno a segnalare che in nessuna «piattaforma» era contemplato questo passaggio: né nel programma elettorale del Pd (che diceva semmai il contrario), né nel programma congressuale di chi è diventato segretario. L’unico a parlare di tutele crescenti con dovizia di particolari è stato il vostro affezionatissimo (a lungo preso per il culo perché aveva presentato un programma troppo lungo: eccovi serviti).

Semmai, la traccia del ragionamento del premier è molto simile al programma di Silvio Berlusconi e di Maurizio Sacconi, che per altro – vale la pena ricordarlo – non solo hanno sempre governato insieme, ma si sono presentati alle elezioni congiuntamente.

Insomma, oltre al merito, anche il metodo è poco serio e poco rispettose della vita democratica del nostro partito.

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