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Papa Bergoglio, l’ultimo baluardo a difesa della democrazia

ROMA – “Il lavoro è un diritto fondamentale che non può essere considerato una variabile dipendente dai mercati finanziari e monetari poiché è un bene fondamentale rispetto alla dignità, alla formazione di una famiglia, alla realizzazione del bene comune e della pace”. Non è l’incipit di un discorso di un politico di sinistra, come sarebbe potuto apparire di primo acchito o come forse avremmo sperato che fosse, bensì queste sono le parole pronunciate da Papa Francesco in un discorso rivolto alla plenaria del pontificio consiglio Giustizia e pace. 

Risuonano come una denuncia e un monito alla politica  a una società sempre più asfittica, che ha perso completamente il senso del suo esistere e di ciò che è veramente essenziale. 

Papa Francesco parla dell’indispensabilità dello Stato sociale, del pericolo dell’ideologia consumistica e della globalizzazione; sottolinea l’importanza  del lavoro, dell’ambiente, della giustizia sociale, dell’istruzione e del bene comune. Insomma parla di tutti quei temi che ci si aspetterebbero all’ordine del giorno dell’agenda dei politici, al posto di proclami e slogan, a volte farneticanti, e soprattutto pronunciati sempre nel nome dell’ideologia e del mito della ‘crescita’ come processo infinito.

Dunque pare proprio che Bergoglio sia rimasto l’ultimo baluardo a difesa della democrazia, quella vera, quella  che lui stesso  ha definito ‘inclusiva e partecipativa’,  capace di creare meccanismi di tutela nel lavoro e non lesivi della dignità umana.  

“Ho voluto segnalare tre strumenti fondamentali per l`inclusione sociale dei più bisognosi, quali l`istruzione, l’accesso all’assistenza sanitaria e il lavoro per tutti” – così Papa Francesco,  e poi ancora –  “L’istruzione e il lavoro, l’accesso al welfare per tutti, sono elementi chiave sia per lo sviluppo e la giusta distribuzione dei beni, sia per il raggiungimento della giustizia sociale, sia per appartenere alla società e partecipare liberamente e responsabilmente alla vita politica, intesa come gestione della res publica. Visioni che pretendono di aumentare la redditività, a costo della restrizione del mercato del lavoro che crea nuovi esclusi, non sono conformi ad una economia a servizio dell’uomo e del bene comune, ad una democrazia inclusiva e partecipativa”.

Certo è che riflettendo sul discorso di Bergoglio non può che balzare alla mente il dibattito, ancora aperto sull’articolo 18 e sul Jobs Act. E forse, non è  proprio un caso che le parole del Papa arrivino in questo momento, dopo il già duro attacco da parte del segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, che sulla polemica attorno alla riforma del lavoro aveva dichiarato: “L’articolo 18 riguarda il mondo del lavoro, i lavoratori, ed essendo un tema straordinariamente importante ritengo non lo si possa affrontare sventolando bandiere”. 

La posizione di Bergoglio è chiara e ben definita e va  al di là di una esortazione meramente apostolica e cattolica. Le sue sono parole che hanno il sapore di una laicità quasi inaspettata nella loro carica di realismo, nella lucida consapevolezza e nella critica di un sistema economico, sempre meno al servizio dell’uomo e sempre più disfunzionale e pervasivo nel determinare chi è incluso e chi marginalizzato.  Parole che nella loro semplicità, mettono al centro la dignità della persona e suonano così tanto moderne e rivoluzionarie di fronte a un mondo politico fin troppo autoreferenziale nel suo immobilismo. 

 

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