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Papa, mancano preti, attenti a non imbarcare pedofili

ROMA – A causa della crisi delle vocazioni «noi vescovi abbiamo la tentazione di prendere senza discernimento i giovani che si presentano. Questo è un male per la Chiesa!». È una forte denuncia quella affidata oggi da Papa Francesco alla Congregazione del clero, ricevuta in udienza, ma anche un suggerimento autorevole ad imparare dalla dolorosa esperienza dello scandalo dei preti pedofili. «Per favore – ha chiesto il Pontefice – occorre studiare bene il percorso di una vocazione!

Esaminare bene se quello è dal Signore, se quell’uomo è sano, se quell’uomo è equilibrato, se quell’uomo è capace di dare vita, di evangelizzare, se quell’uomo è capace di formare una famiglia e rinunciare a questo per seguire Gesù». «Oggi – ha ammesso Francesco – abbiamo tanti problemi, e in tante diocesi, per questo errore di alcuni vescovi di prendere quelli che vengono a volte espulsi dai seminari o dalle case religiose perchè hanno bisogno di preti. Per favore! Dobbiamo pensare al bene del popolo di Dio». 

Nel suo discorso, Francesco ha spiegato che il compito dei vescovi e degli incaricati dei seminari è quello «di custodire e far crescere le vocazioni, perchè portino frutti maturi». «Esse – infatti – sono un diamante grezzo, da lavorare con cura, rispetto della coscienza delle persone e pazienza, perchè brillino in mezzo al popolo di Dio». «La formazione – ha spiegato – non è un atto unilaterale, con il quale qualcuno trasmette nozioni, teologiche o spirituali». Il Papa ha anche ricordato che «Gesù non ha detto a quanti  chiamava: ‘vieni, ti spiegò, ‘seguimi, ti istruiscò: no!; la  formazione offerta da Cristo ai suoi discepoli è invece avvenuta tramite un ‘vieni e seguimì, ‘fai come faccio iò, e questo è il metodo che anche oggi la Chiesa vuole adottare per i suoi ministri. La formazione di cui parliamo è un’esperienza discepolare, che avvicina a Cristo e permette di conformarsi sempre più a Lui». «Proprio per questo – ha aggiunto Bergoglio – essa non può essere un compito a termine, perchè i sacerdoti non smettono mai di essere discepoli di Gesù, di seguirlo. A volte procediamo spediti, altre volte il nostro passo è incerto, ci fermiamo e possiamo anche cadere, ma sempre restando in cammino. Quindi, la formazione in quanto discepolato accompagna tutta la vita del ministro ordinato e riguarda integralmente la sua persona, intellettualmente, umanamente e spiritualmente. La formazione iniziale e quella permanente vengono distinte perchè richiedono modalità e tempi diversi, ma sono le due metà di una sola realtà, la vita del discepolo chierico, innamorato del suo Signore e costantemente alla sua sequela».

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