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Jobs act. Renzi spacca i sindacati e la sinistra. Sel, no a fiducia

ROMA – È iniziato a Palazzo Chigi l’incontro tra il premier Matteo Renzi e i sindacati per illustrare i contenuti del Jobs act e le linee guida della legge di stabilità. 

Per il Governo sono presenti anche i ministri Pier Carlo Padoan (Economia), Giuliano Poletti (Lavoro) e Marianna Madia (Funzione pubblica). Al tavolo, inoltre, c’è il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio.  Renzi ha iniziato il suo intervento illustrando i temi che si discuteranno. Oltre ovviamente all’articolo 18 e al tfr, nell’agenda della riunione anche il salario minimo, la rappresentanza sindacale e la contrattazione decentrata.  

Intanto, nella sala Verde di Palazzo Chigi, le parti sociali sforano sui tempi, complice anche l’introduzione del premier al confronto. Parla Renzi (8 minuti), quindi Angeletti. E sono già le 9. Tocca a Furlan, Camusso, Mancini. Le imprese (Confindustria, Rete imprese Italia e Cooperative) che erano previste nell’agenda di Chigi alle 9, dovranno attendere.  Camusso che ieri aveva ironizzato in musica (‘un’ora sola ti vorreì) prende la parola alle 9 e 15.

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Durante l’incontro si parla anche della riforma degli ammortizzatori sociali, per i quali il governo intende stanziare 1,5 miliardi di euro, della semplificazione delle norme sul lavoro, della riduzione delle forme contrattuali. Inoltre maternità e politiche attive. A quanto si apprende il governo non avrebbe mostrato ai sindacati il testo dell’emendamento al Jobs act su cui l’esecutivo intende porre la questione di fiducia al Senato.

Matteo Renzi fa sapere che nel Jobs act entreranno alcune modifiche chieste dalla minoranza. Lo dice  parlando ai sindacati e citando tra l’altro il reintegro per i licenziamenti discriminatori e disciplinari. Nell’emendamento anche la regolazione della rappresentanza  sindacale e la contrattazione aziendale. «Sono emendamenti- avrebbe detto Renzi- condivisibili che mi sono stati suggeriti dal mio partito, in particolare dalla parte che non sta con me».

Renzi durante l’incontro avrebbe anche affermato che vi sono  tre stabilimenti da salvare urgentemente, ovvero Termini Imerese, l’Ilva di Taranto e l’Ast di Terni: “Sono le tre ‘T’ di cui bisogna subito occuparsi insieme”, ha precisato. 

Sembra che a conclusione dell’incontro Renzi abbia rilevato «sorprendenti punti di intesa». All’orizzonte, come ha annunciato il premier, ci sarebbe emendamento al Jobs act per regolare la rappresentanza sindacale. Inoltre nella delega sarebbe previsto anche l’ampliamento della contrattazione decentrata e aziendale.   «Prossimo appuntamento il 27 ottobre, dopo che i tre milioni di lavoratori verranno a manifestare a Roma». Così Renzi, durante l’incontro di oggi con i sindacati, ha fissato con queste parole un nuovo appuntamento che seguirà la manifestazione della Cgil prevista per il 25 ottobre.

Concluso l’incontro con i sindacati, con un ritardo di quasi un’ora  il governo discute con le imprese.  «Vogliamo tornare a essere leader in Europa», ha detto il presidente del Consiglio in apertura dell’incontro  con i rappresentanti delle imprese a Palazzo Chigi. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, Renzi ha poi ribadito: «Manterremo il rispetto del 3% nel rapporto deficit/pil».

 

Sel ritira quasi tutti gli emendamenti, no a fiducia

Sinistra Ecologia e Libertà ritiene  «veramente grave aver messo la fiducia» sulla delega per la riforma del mercato del lavoro «dal punto di vista costituzionale e politico. Denota arroganza e debolezza». Lo ha detto la capogruppo a Palazzo Madama, Loredana De Petris, che ha spiegato: «Ieri hanno autorizzato in Consiglio dei ministri la fiducia ma su quale testo non si sa. Noi abbiamo voluto lanciare una sfida: dei 350 emendamenti che abbiamo presentato ne lasceremo poco meno di 50, per chiedere di discutere e di confrontarsi in Aula sul piano dell’allargamento dei diritti».  Per De Petris, poi, «è altrettanto grave che qualcuno possa ipotizzare la fine anticipata della discussione generale» avviata a Palazzo Madama, per votare subito la fiducia.

 

 

 

 

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