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Tiepolo. La genesi creativa dell’ultimo grande “frescante”

ROMA – Con Giovanni Battista Tiepolo, funambolo del disegno, delle prospettive, delle composizioni che si integrano all’architettura, la tecnica dell’Affresco, raggiunge livelli di eccellenza tanto da riconoscere l’Italia comela patria degli affreschi. Tecnica che purtroppo, dal Tiepolo in avanti si fece sempre più precaria e incerta.

Tiepolo, rimane così l’ultimo grande “frescante” (prima di lui Giotto e Raffaello) grande esempio di una secolare tradizione veneziana. La sua è una pittura dai colori di luce, pittura prima di tutto da godere capace di spiazzare con i suoi colori e forme, con gli spazi vuoti e gli assembramenti.

Nella mostra ai Musei Capitolini, aperta dal 3 ottobre al pubblico, il visitatore potrà scoprire le meccaniche del processo creativo del Tiepolo, il carattere progettuale del disegno, lo studio, l’analisi compositiva che permisero al grande Maestro Settecentesco di realizzare i suoi capolavori.

Le quattro sezioni della mostra riuniscono disegni e una scelta di acqueforti secondo nuclei tematici: dal progetto ai ‘pensieri’, dai ‘ricordi’ ai ‘divertimenti’ e alle repliche sempre originali di Giandomenico e Lorenzo, suoi figli, come esercizio emulativo dell’opera paterna. Sono infatti esposti, oltre a dipinti di Tiepolo, anche quelli dei figli, proprio con l’intento di rappresentare gli esiti pittorici di ciascuna tipologia grafica. Le opere, oltre 90 disegni dal prevalente carattere di “fogli d’album” data la loro tipica natura “di lavoro”, provengono in larga misura dal ricco fondo Sartorio dei Musei Civici di Trieste, cui si affiancano disegni dalle raccolte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia e musei Horne, Stibbert e Bardini di Firenze, Museo di Bassano del Grappa, raccolta Italico Brass.

Nella prima sezione, Idea, progetto, composizione: i paradigmi della figura si può cogliere la “meccanica” del disegno del Tiepolo che riesce a rendere il disegno pittorico attraverso i differenti tipi di carta e nell’utilizzo di diverse tecniche espressive: tratteggi a penna, inchiostro nero e bruno diluito in diverse gradazioni e steso con il pennello. Nelle opere esposte in questa sezione già si intravede il tratto della sua pittura. Ne sono testimonianza L’Annunciazione e L’Olimpo, entrambi dal Museo Stefano Bardini di Firenze (n. 2 e n.5) e lo studio per il dipinto dall’omonimo soggetto oggi a Madrid Morte di Giacinto (n.6) dal Museo Civico Sartorio di Trieste.

Nella seconda sezione, Caricatura ed esotismo: i caratteri dell’ironia l’ironia trova la sua realizzazione grafica nella caricatura. Tiepolo, attraverso uno sguardo arguto riesce a restituire fisionomie tratte dalla quotidianità: nobili imparruccati, orientali misteriosi, frati panciuti, abati rinsecchiti, signori in bauta, cicisbei incipriati, servi trafficoni. Sono ritratti psicologici di un’imprevista carica emotiva. Questo repertorio visivo elaborato da Giambattista e splendidamente rappresentato in mostra dalla Testa di Orientale e dalla Caricatura di gentiluomo con tricorno sotto il braccio e spadino (n. 9 e n. 11) entrambi provenienti dal Museo Civico Sartorio di Trieste, verrà raccolto dal figlio maggiore Giandomenico, il quale, dotato di uno spirito ludico inesauribile, saprà cogliere i particolari più inconsueti dell’universo paterno.

Nella terza sezione TeVisioni d’Arcadia: paesaggio, natura e mito troviamo appunti di taccuino trasferiti sulla carta per cogliere gli effetti della luce dell’aria sulle cose. È il caso degli eleganti Cani levrieri, che si ritroveranno anche nei suoi dipinti, caratterizzati da un segno esile, realizzati a penna e inchiostro bruno diluito, provenienti dal Museo Civico Sartorio ed esposti in questa sezione. Come anche il Cavallo in un paesaggio con edifici, realizzato da Giandomenico e in prestito dalla veneziana Fondazione Cini, Collezione Fiocco (n.13). Il figlio Giandomenico mostrerà una particolare inclinazione al mondo fantastico dei Satiri e dei Centauri calati in una campagna veneta trasfigurata in Arcadia, ben esemplificato in mostra dalla presenza de Il combattimento dei Satiri, proveniente da una collezione privata di Firenze.

Infine, la quarta sezione All’antica: decorazione e design, raccoglie gli esempi che meglio rappresentano l’attenzione ai dettagli che sempre caratterizzò l’opera di Tiepolo: non esibizione di ricercato virtuosismo fine a se stesso quanto, invece, una riflessione su un’antichità che gioca su due piani: simbolico e utilizzo quotidiano. Esempio ne sono in mostra i Vasi, realizzati da Giambattista a penna e inchiostro bruno, inchiostro diluito bruno, su traccia di grafite, in prestito dal Museo Civico Sartorio di Trieste. Alcune della sue celebri raccolte di stampe raccolgono proprio un vasto repertorio di vasi, cippi  e ornamentazioni tratte dall’antico, variamente rielaborato e riproponibile per una produzione d’arredo che oggi chiameremmo di designe décor.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, Sovrintendenza Capitolina, è prodotta e organizzata dall’Associazione Culturale MetaMorfosi e da Zetema Progetto Cultura, e ideata e curata da Giorgio Marini, vicedirettore del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, insieme a Massimo Favilla e Ruggero Rugolo ricercatori e storici dell’arte veneziani.

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