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Calcio. Euro2016: Serbia-Albania, muore lo sport

 

ROMA – Il calcio si allontana sempre più dallo sport. Ancora una volta, si sono verificate scene di violenza all’esterno e all’interno di uno stadio ospite di un incontro di calcio. È avvenuto in Serbia allo stadio di Belgrado dove si affrontavano per la gara di qualificazione a Euro2016 Serbia e Albania. Incontro ad alto tasso di rischio, per tifoserie opposte soprattutto per motivi politici.

IL CALCIO, UNA VALVOLA DI SFOGO – È vero che uno sport come il calcio veicola attenzioni mediatiche, economiche e financo politiche più di qualsiasi altro sport, vuoi per popolarità dello sport in sé per sé, vuoi per la vulnerabilità che questo presenta ogni volta. Ma il calcio è divenuto ormai (o forse lo è sempre stato) una valvola di sfogo di problemi sociali, politici, di religione, di razza, di etnia. Tifosi, o pseudo tali, violenti si recano allo stadio per dare sfogo alle loro presunte ragioni trovando nel calcio terreno fertile per mietere odio e violenza. Le Istituzioni, sportive e non, non hanno ancora trovato il giusto equilibrio per garantire lo spettacolo salvaguardando l’ordine pubblico. 

ANCORA IVAN IL TERRIBILE – Partite a rischio come quella di ieri sera andrebbero sicuramente preparate meglio in quanto a sicurezza. Personaggi del calibro di Ivan Bogdanov (detto “Ivan il terribile”, tristemente noto per gli atti di violenza che lo vedevano coinvolto durante Italia-Serbia a Genova nel 2010), scontano pene irrisorie per rivederli poi sempre in mezzo al caos e alle violenze, come è accaduto ieri sera quando è stato inquadrato dalle telecamere mentre, sul retangolo di gioco, incitava e coordinava frange di supporter serbi.

TUTTO FUORI CONTROLLO – Ma ieri sera è successo di tutto, dal drone che sventolava una bandiera della Grande Albania rivendicando l’autonomia del Kosovo, all’invasione di campo di serbi armati di sedie che colpivano giocatori albanesi e che a loro volta si davano da fare per regolare i conti. Gli stessi giocatori “ospiti” che si vedevano costretti a darsela a gambe levate per guadagnarsi la via degli spogliatoi bersagliati da oggetti di ogni tipo lanciati dai serbi presenti sugli spalti. 

Una situazione totalmente fuori controllo, che è lontana anni luce da quello che dovrebbe essere lo spirito sportivo. Un pentolone pronto a esplodere sempre e solo nel calcio, quasi come se si aspettasse un evento calcistico per liberare sentimenti di ogni natura, con la consapevolezza che nel caos tutti sono nessuno.

Senza addentrarsi nella delicata quanto secolare questione del Kosovo, c’è da dire che ormai il calcio non può e non deve essere più ostaggio di chi vuole strumentalizzare ogni ragione, che sia politica o di altro genere. Il calcio è diventato un giocattolo troppo difficile da condurre per chi lo gestisce, una fuoriserie per non patentati, una macchina che fa fare soldi ad affaristi di vario genere ma al tempo stesso non garantisce il giusto spettacolo a chi ne vuole godere, ossia il tifoso più semplice.

Se lo sport è considerata come una palestra di vita, il calcio è sempre più l’esempio negativo da evitare. Peccato.

 

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