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Legge stabilità. Ecco le ricadute negative sulle famiglie

ROMA – La manovra da 36 miliardi che promette un taglio a tasse e spesa, risparmi per 15 miliardi (6 da Regioni ed Enti locali, 2 miliardi dalla Sanità), un recupero di  3,8 miliardi dall’evasione fiscale, una stretta su fondazioni e fondi pensione, sgravi per partite Iva e figli,  uno stop all’Irap sul lavoro e zero contributi nei primi tre anni per le imprese che assumono, il Tfr (volontario) in busta paga), oltre ad infliggere l’ennesimo colpo allo Stato Sociale, nasconde l’ennesima stangata sui consumatori che potrebbe essere stimata in circa 606 euro per ogni famiglia.

Il Governo infatti, dà 80 euro a circa 10 milioni di occupati, manovra ancora insufficiente per far ripartire i consumi, che saranno ancora stagnanti per lunghi mesi  in una fase di forte depressione economica e di totale sfiducia nella ripresa produttiva, con l’altra addossa a Sanità, Regioni ed Enti Locali oneri per circa 8 miliardi di euro che dovranno essere coperti da nuove tasse, stimate in almeno 330 euro per ogni nucleo famigliare, anche per pagare l’Irap delle imprese.

LE RICADUTE DELLA LEGGE DI STABILITA’, UNA PARTITA DI GIRO

330 euro a famiglia dagli 8 miliardi tagli a Regioni e Sanità, coperti con maggiori aliquote fiscali;

14 euro dall’inasprimento della tassazione sulla previdenza e la nuova imposta sui fondi pensione;

23 euro dall’anticipo Tfr delle banche, retribuite al tasso del 2,625% (oltre alla garanzia statale*);

239 euro con la prevista clausola di salvaguardia rincaro Iva dal 4 al 10% su pane, latte, pasta,ecc;

Totale 606 euro.

Una manovra recessiva con coperture aleatorie, come il recupero di 3,8 miliardi dall’evasione fiscale. Mentre i 15 miliardi di revisione della spesa e tagli lineari che dovrebbero arrivare da ministeri  (6,1 miliardi) ed Enti Locali (4 miliardi dalle Regioni, 1,2 miliardi dai Comuni, 1 miliardo dalle Province, addossano in parte alle famiglie, sottoposte ad ulteriori stangate fiscali, il taglio dell’Irap e delle altre provvidenze alle imprese. Tutto da dimostrare che incassati gli sgravi, le imprese assumeranno in Italia oltre 800.000 lavoratori nel triennio (come enfatizzato dal Ministro dell’Economia Padoan), invece di delocalizzare in aree più allettanti. Una manovra che continuando a salvaguardare con ulteriori garanzie statali gli interessi delle banche, che prendono i soldi dalla Bce al tasso dello 0,15% prestando al 15%, senza destinare risorse adeguate a ricerca ed innovazione, non avrà alcuna capacità di rimettere in moto l’economia ed i processi produttivi.

                                                       

(*) E’ istituito presso l’INPS un Fondo di garanzia per l’accesso ai finanziamenti di cui al comma 5 per le imprese con alle dipendenze un numero di addetti inferiore a cinquanta, con dotazione pari a 100 milioni di euro per l’anno 2015 ed alimentato dal gettito contributivo di cui al comma 4 ultimo periodo. La garanzia del Fondo è a prima richiesta, esplicita, incondizionata, irrevocabile ed onerosa nella misura di cui al comma 4. Gli interventi del Fondo sono assistiti dalla garanzia dello Stato quale garanzia di ultima istanza. Tale garanzia è elencata nell’allegato allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 31 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Il Fondo di garanzia è surrogato di diritto alla banca per l’importo pagato nel privilegio di cui all’articolo 46 del decreto legislativo I settembre 1993, n. 385.

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