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Altro che svolta moderata, servono nuove speranze a sinistra

ROMA – C’è qualcosa che fatico a capire della discussione di questi giorni nel Partito Democratico. La minoranza del PD in Direzione si scandalizza per il prossimo appuntamento della Leopolda: e questo avviene dopo  aver sostanzialmente dato un via libera alla una svolta moderata -dai temi dei diritti dei lavoratori all’impostazione della legge di stabilità- impressa da Matteo Renzi in materia economico-sociale.

Non capisco dove sia il problema della Leopolda. La domanda che è stata fatta -”cos’è la Leopolda”- ha una sola risposta: è una riunione larga, aperta, interessante di una corrente. Cor-ren-te! Niente di male o di grave. E’ stata una corrente di minoranza, per quattro anni, e ora è una corrente di maggioranza del PD, che guida e controlla il Governo del Paese. Non vi è nulla di illecito, né di moralmente riprovevole. La corrente della Leopolda non ha mai neppure nascosto il proprio programma -ricordo la profetica arringa del finanziere Davide Serra contro il sindacato, dipinto come il peggior male dell’Italia-. Certamente oggi  Renzi dovrà fare più attenzione, viste le responsabilità che riveste. Fa anche bene, proprio perché è vero il contrario, a negare che la Leopolda sia un partito nel partito, o un superpartito che ha la governance -come un azionista di maggioranza- del PD.

Sul punto vero di svolta impresso da Renzi nell’ultima riunione della Direzione -il PD come Partito della Nazione– sento invece solo balbettii. Poiché Alfredo Reichlin ha parlato di Partito della Nazione, non ci si può dissociare da questo impianto. Il partito della nazione -tutto e il contrario di tutto- era nel programma di Silvio Berlusconi, ma non si è mai realizzato, a causa dell’esistenza di una sinistra sociale e politica, pur in difficoltà, non riducibile ad un solo progetto.  Davvero è auspicabile l’esistenza di un solo grande partito -addirittura oltre il 50% dei consensi- accompagnato da altre formazioni importanti ma minori? Davvero dopo il bipolarismo dobbiamo auspicare un monopolarismo? Lasciamo stare il ventennio fascista, in cui un partito della nazione fu costruito col consenso e con la forza, e poi con l’intolleranza e la minaccia verso ogni altra idea differente. Renzi è un democratico, e non c’entra con quella storia. Dopo il fascismo, ci furono in Italia due partiti “nazionali” -la DC e il PCI-, non di tutta la nazione, ma rappresentativi di un interesse italiano declinato in modi diversi. In Italia la sinistra non è mai stata classista, in senso angusto, ed ha creato alleanze, relazioni, egemonia, facendo anche incontrare interessi diversi e talvolta contrapposti. Ma non è mai stata partito della nazione, perché il conflitto sociale, politico, democratico è stato il sale della ricostruzione italiana.

In Italia occorre una sinistra nazionale, popolare, europea, fortemente innovativa, ma che non perda mai di vista il fatto che rappresenta il lavoro, la lotta alle ingiustizie e ai soprusi, la dignità delle persone. Non serve un partito-frullatore in cui butti tutto dentro.

Ecco perché alla svolta moderata di Renzi -consumata sull’art.18 e sulla rottura col sindacato, nel momento in cui i poteri forti criticavano il premier-segretario, con l’obiettivo di riconquistarne il consenso- mi sarei aspettato dalle minoranze del PD (quante sono: tre, quattro? cinque?) una reazione diversa, molto più ferma nella sostanza, e capace di dare voce ai sentimenti sociali più feriti dalla crisi, e dalle terapie di destra che l’Europa ha imposto. La questione era ed è, attorno al no coraggioso e controcorrente della CGIL, di provare a esprimere questa parte larga del Paese che  chiede una svolta; e che, in assenza di una svolta a sinistra, potrebbe essere, almeno in parte, attratta dalle derive xenofobe della Lega e, più recentemente, di Beppe Grillo. 

La scommessa è il 25 ottobre, a Piazza San Giovanni. La domanda vera che si devono fare i tanti frammenti della sinistra del PD, e della sinistra fuori dal PD, non è che cosa sia la Leopolda – il che è chiarissimo – ma perché non ci sia una Leopolda alternativa, di sinistra, che contrasti e per lo meno  freni la svolta moderata, e che accenda nuove speranze a sinistra.

            

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