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Domani in piazza contro il jobs Act. Con Renzi un ritorno al peggior passato

ROMA – Dopo numerosi mesi passati a mettere a punto le nuove misure per deregolamentare definitivamente il mercato del lavoro, il governo Renzi, ormai commissariato dalla Troika, mette sul piatto il suo Jobs Act e la rapida sterilizzazione dell’art. 18, come colpo finale mortale a quel poco che rimane in piedi in termini di garanzie e tutele a favore di chi lavora e di chi il lavoro lo cerca da anni.

La forzatura con il Jobs Act dell’art. 71 della nostra Costituzione, attraverso una legge delega che spodesta il Parlamento definitivamente dalle sue funzioni istituzionali legislative, dimostra in maniera inequivocabile la svolta autoritaria che questo governo e l’arcipelago che gli ruota attorno intendono imporre. La proposta è devastante e tende a destrutturare le norme che regolano il rapporto tra datore di lavoro e lavoratori o possibili neo assunti. Colpire nuovamente l’articolo 18 non è solo un attacco al mondo del lavoro dal punto di vista del significato simbolico, ma vuole affermare il ritorno a delle regole antiche, dove chi comanda decide vita e morte del lavoratore: o ti mangi la sua minestra o salti giù dalla finestra. Che in buona sostanza significa: perdere il lavoro, quindi la dignità ed i diritti. L’obiettivo che guida Renzi e chi lo muove è la piena subordinazione dei lavoratori e dei precari al nuovo capo delle vecchie e mai morte ferriere. Ed i tre anni di decontribuzioni per le imprese serviranno solo a creare una costante rotazione tra chi entra e chi esce come possibile neo assunto, ma che in realtà non verrà mai stabilizzato. Un bel ritorno al peggior passato ed un allineamento ai cosiddetti paesi emergenti, dove puoi lavorare anche 16-18 ore al giorno senza sosta e, quindi, senza diritti! Ed i presunti contratti a tempo indeterminato con garanzie progressive cosa significano? Che se aumenti in anzianità aumentano le tutele e le garanzie? Ma se il meccanismo studiato è stato fatto ad arte per non stabilizzare più nessuno, lasciando il possibile neo assunto sempre tra coloro che son sospesi, quando diventi anziano dal punto di vista del servizio e puoi acquisire “crediti” in termini di diritti? Mai. Infine, con un paese che continua a regalare risorse a chi ha ormai da decenni la responsabilità della progressiva deindustrializzazione del nostro territorio e che, come un vecchio disco incantato, ripete che con l’ennesima spending review nella ormai prossima Legge di Stabilità invertirà il declino, da dove usciranno fuori i fondi per la copertura dei fantomatici ammortizzatori da estendere a tutti? Domani, dopo mesi e mesi di silenzio colpevole da parte di chi dovrebbe organizzare alla lotta i lavoratori e le lavoratrici, leggasi triplice sindacale, ci sarà lo Sciopero Generale indetto da USB e da altre organizzazioni del sindacalismo di base, contro le misure di cui sopra. La stampa e gli organi di informazione hanno pensato bene di fare calare una cortina di fumo pesantissima su tale sciopero generale; così che moltissimi lavoratori e gli stessi cittadini non sanno che il 24 ottobre in tutt’Italia i lavoratori e le lavoratrici incroceranno le braccia e manifesteranno per dire NO al Jobs Act e alla fine dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Sta a tutti noi rompere questo muro di gomma e rialzare la testa per riconquistare Lavoro, Dignità e Diritti. Perché senza un lavoro, senza la dignità e senza diritti la tanto citata, soprattutto in queste ultime settimane, “uguaglianza” diventa, di fatto, un guscio davvero vuoto.

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