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Cgil. Una marea rossa che punta dritto al governo. LE FOTO

ROMA –  Una piazza gremita  è il risultato della manifestazione della Cgil contro le politiche del governo di Matteo Renzi. La testa dei due cortei, uno partito da Piazza della Repubblica e l’altro da Piazzale dei Partigiani,  hanno raggiunto Piazza San Giovanni.

«Siamo tantissimi, la piazza è piena, ma la coda del corteo è ancora alla stazione Termini», ha annunciato una delle organizzatrici dal palco davanti alla Basilica, su cui sono iniziate  le esibizioni musicali. Grandi palloncini rossi, bandiere e stendardi compongono la «marea» rossa delle migliaia di persone già in piazza, in attesa dell’arrivo degli altri manifestanti. «Conservatori di coraggio» recita un grande manifesto alla destra del palco.

Hanno aperto il corteo dei manifestanti della Cgil con uno striscione che recitava ‘Lavoro, dignità e uguaglianza per cambiare, ‘un altro riportava a caratteri cubitali la scritta su un grande lenzuolo  “Articolo 18 giù le mani”. Insomma, questa manifestazione con due cortei partecipati e colorati da persone provenienti da tutta Italia è la fotografia di un Paese stanco, diventato esasperato verso chi sta  distruggendo quel poco che rimane. Come racconta un manifestante “ci stanno portando via tutto, dignità inclusa. Siamo stremati … esasperati di questa situazione che peggiora di giorno in giorno, non ne possiamo più”.

Presenti anche tantissimi immigrati, come un gruppo di lavoratori indiani che indossano il turbante e che lavorano nelle fabbriche emiliane. «Parliamo male l’italiano – spiega uno di loro – ma partecipiamo alle assemblee e le riforme che vuole fare questo governo non ci piacciono». A sfilare ci sono anche molti pensionati che hanno una pettorina con su scritto ‘Padri e nonnì per gli uomini e ‘Madri e nonnè per le donne. E sono anche numerose le famiglie che hanno deciso di sfilare in corteo con i propri figli, che si stanno divertendo a portare i palloncini rossi della Cgil. 

Emblematico il cartello che recita “Renzi come Berlusconi è con i padroni”. “E infatti, Renzi, oggi è alla Leopolda a discutere di tutto tranne che dei veri problemi dell’Italia”,  aggiunge un altro manifestante giunto a Roma da Torino. Una frase che la dice lunga sulle politiche intraprese da Matteo Renzi, sempre più lontane dalle reali esigenze dei cittadini. Tra l’latro va ripresa anche la frase evasiva  del  ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che mette in luce una certa indifferenza di fronte alla gravità di una situazione come questa:  «Permettetemi di non commentare una manifestazione che è ancora in corso. Ne parleremo alla fine». Inutile dire, come ribadisce un giovane manifestante che qui non c’è da cambiare l’età anagrafica, ma la testa dei politici, “perchè quando arrivi sugli scranni di Montecitorio o su quelli di Palazzo Madama, perdi completamente di vista la realtà del Paese. E’ una storia che si ripete all’infinito, sarebbe ora di darci un taglio”.

Nel frattempo, come ha detto Susanna Camusso “la Cgil è pronta ad utilizzare tutte le forme necessarie a sostegno delle proprie richieste, compreso lo sciopero generale”. E poi: “Continueremo la nostra iniziativa  con tutte le forme necessarie”.

“Mi sembra una manifestazione bella enorme, che dimostra che sulle questioni sociali ed economiche del lavoro il Governo non ha il consenso del Paese e delle persone che per vivere devono lavorare o stanno cercando di lavorare”, ha aggiunto il leader della Fiom Maurizio Landini (IL VIDEO), intervenendo durante il corteo. Per il leader sindacale «il governo deve fare i conti con questa, che non è una semplice manifestazione di protesta. Abbiamo proposte molto concrete – nota – e per riaprire una vera discussione deve fare l’accordo non con Confindustria ma con la parte sana del Paese».  

“Sta di fatto che ora di fronte a tutte queste persone anche i presenti dovranno prendere una decisione”, tuona una signora non più tanto giovane: “Non si può vivere con il piede su due staffe, come sta facendo il Partito Democratico come spesso hanno fatto anche i sindacati. Bisogna prendere una decisione e bisogna prenderla con il buon senso  per il bene di tutti. Io sono qui oggi perché mi hanno delusa. Sono una pensionata con 38 anni di contributi sulle spalle e ora sopravvivo al limite della povertà. Ho votato Renzi alle primarie perché pensavo che un giovane potesse cambiare in meglio, ma mi sono amaramente pentita e ho strappato la tessera anche di un partito in cui non mi riconosco più, per coerenza e soprattutto per rispetto delle nuove generazioni, quelle che Renzi vuole rendere schiave”.

 

 

FOTO DI GIUSEPPE MATESE

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FOTO DI LUCIANO DI MEO

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