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Ddl Giustizia. Affido minori, si intravedono spiragli di progresso nel nostro diritto di famiglia

 

ROMA – Il ddl approvato in Commissione Giustizia del Senato e che sarà esaminato dall’Aula la prossima settimana, introduce una fondamentale positiva novità in tema di affidamento dei minori. L’attuale disciplina dell’istituto dell’affido, secondo la quale, laddove le condizioni temporanee della famiglia d’origine di un minore non siano tali da assicurargli una crescita equilibrata, si ammette la possibilità di essere inseriti in altro nucleo familiare che provvede al suo sostentamento, senza assumere alcun legame giuridico a differenza di quanto avviene nell’adozione.

Un istituto di grande civiltà ed altruismo che consente ai minori di non soffrire le conseguenze di una drammatica, anche se transitoria, situazione di difficoltà dei propri genitori, godendo dell’affetto e dell’aiuto di altre persone estranee al nucleo familiare che provvedono per un breve periodo alle loro esigenze.

L’attuale normativa non consente, però a queste persone o coppie, di procedere, anche in presenza di tutti i requisiti richiesti per l’adozione, a trasformare l’affido in adozione con un evidente pregiudizio del minore stesso che con quella  o quelle persone ha costruito un legame profondissimo, non solo materiale.  Le modifiche che si intendono apportare permettono ai minori di rimanere in quelle case e con quelle persone che hanno contribuito alla loro crescita, purché la famiglia di origine non sia più in grado di provvedere al minore e successivamente il Tribunale per i minorenni verifichi l’esistenza di un legame affettivo e costruttivo con la famiglia nella quale lo stesso ha trascorso un prolungato soggiorno. Le nuove previsioni dunque, entrano nello spirito reale dell’affido che se da un lato consentono di dare un po’ di respiro alle famiglie in difficoltà prevedendo l’ausilio di estranei nel processo di crescita dei propri figli, dall’altro permettono al minore di mantenere dei legami già costruiti durante il periodo di affido.  Certo: non può esserci un automatismo che trasformi l’affido in adozione;  infatti di volta il volta il Tribunale per i minorenni dovrà verificare se sussistono le condizioni favorevoli al minore che rispondano al suo supremo interesse di rimanere in quella famiglia considerato che sono trascorsi almeno due anni dalla di convivenza armoniosa. 

Interessanti sono poi i risvolti che la nuova disciplina ha relativamente ai singles per i quali è già ammessa la possibilità di ricorrere all’affido ma non è ammessa l’adozione. Se effettivamente si arrivasse a consentire agli affidatari di proporre istanza al Tribunale per i Minorenni di adozione di un minore in affido, la stessa opportunità, per analogia dovrebbe essere concessa anche ai single che si trovano nella stessa condizione. Si intravedono spiragli di progresso nel nostro diritto di famiglia ancora troppo spesso fermato da preconcetti anacronistici lontani da una società in cui i legami tra le persone sono fondati da sentimenti che sfuggono ad un legislatore bendato e che crea delle sofferenze inutili in chi non vede una corrispondenza tra mondo degli affetti e mondo dei diritti.

Certo: le garanzie previste dalla nuova normativa sono corrette ed equilibrate. Raggiungere tuttavia l’obiettivo che la bambina o il bambino siano felici, e abbiano la possibilità di costruire un avvenire sereno, è un aspetto che dovrebbe conciliare anche gli animi più conservatori e induriti da una corazza inutile e superflua. Ci attendiamo, dunque, che anche l’Aula del Senato dimostri la stessa determinazione che ha avuto la prima firmataria del ddl, la Sen. Francesca Puglisi, nel voler voltare pagina a queste diseguaglianze ed ingiustizie in nome del mai dimenticabile supremo interesse del minore.

 

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