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ROMA – Gli occhi di Dacia Maraini sono belli, lo sanno tutti. Sono belli per il loro azzurro intenso, spesso sottolineato da una semplice riga di matita, da un foulard elegantemente annodato o dall’anello cobalto all’anulare sinistro. 


“L’azzurro è il mio colore, quello che mi dà pace quando sono inquieta” scrive l’autrice, contenta di condividere questa passione con Flaubert. Ma gli occhi di Dacia Maraini sono belli soprattutto perchè hanno letto tanto. Pagine e pagine di classici Bur, attinti dalla libreria del nonno paterno Antonio, uomo e artista severo, a lungo segretario generale della Biennale di Venezia. Infanzia: Sicilia, Giappone – prima per gli studi del padre Fosco e poi per la prigionia nel campo di concentramento -, Firenze. Poi Roma e il mondo. Occhi che leggono, mani che scrivono instancabilmente, con una disciplina monacale (non maniacale), cartelle e cartelle di articoli, romanzi, drammaturgie e racconti.
È la scrittura che scandisce le sue giornate, tra un appuntamento e l’altro: la presentazione di libri, gli incontri con i ragazzi delle scuole e, la sera, il cinema o il teatro.


Il teatro… il suo più grande amore dopo la narrativa, quasi una condanna, viste le fatiche fisiche ed economiche con cui per ben tredici anni ha portato avanti il Festival di Gioia, una grande esperienza per l’Abruzzo, finita com’è finita. Oggi le resta la direzione di un altro festival, quello di Arona, in Piemonte, ugualmente ricco di eventi, ma molto più in salute, organizzato da giovani entusiasti Con la Maraini si può parlare di molti argomenti: letteratura, prima di tutto, ma anche attualità, condizione femminile, diritti civili. “L’intellettuale deve cercare la verità delle cose” ci dice. E la narratrice questa verità la insegue con tutti i sensi, ma con uno in particolare: quel “buon senso” che sembra sfuggito ai più.

Volevamo realizzare un’intervista per il suo compleanno. Parlare di Marianna Ucrìa? O soffermarci su Teresa la ladra, il personaggio più amato di Pasolini? Siamo partiti dai viaggiSono nata viaggiando, recita il titolo di un documentario dedicato alla sua vita. E dopo il viaggio, ci siamo soffermati sulle mistiche, un interesse che si è espresso in almeno tre opere importanti:  I digiuni di Catarina da SienaSuor Juana e il più recente romanzo Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza. Quindi, ci siamo lasciati prendere dal genius loci e abbiamo parlato di Roma, di questa città che negli anni ’50 le ha permesso di conoscere tanti artisti in dialogo tra di loro, dediti al piacere della conversazione e dello scambio di esperienze tra linguaggi artistici differenti: “Oggi non ci sono più luoghi in cui ci si incontra”.


Tra i suoi amici, tanti pittori e scrittori: Mario Schifano, Carlo Levi, Enzo SicilianoDario Bellezza.
Quando però arriviamo ad Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, complici di tanti viaggi, un po’ di nostalgia è inevitabile, per il coraggio del loro impegno intellettuale, per la loro lotta contro le menzogne dei poteri forti e di certa politica. E venendo a oggi, il suo sguardo si fa preoccupato, troppi sono gli interessi di parte e di partito che hanno ispirato molti nei palazzi del potere. In Matteo Renzi però la scrittrice vede la possibilità di un rinnovamento: “Renzi ha il grande pregio di avere mosso le acque. Di aver buttato la pietra nello stagno. Non è facile, perché si è trovato tutti contro. Destra, sinistra, centro. Tutti”. Quante domande ancora in sospeso sul nostro taccuino. Vorremmo parlare anche del libro in uscitaLove holidays, i diari d’amore tra la madre pittrice Topazia e il padre antropologo Fosco, ma ci vedremo un’altra volta, perché è già l’ora del teatro…  

Videointervista di Valentina Berdozzi e  Eugenio Murrali a Dacia Maraini 

 

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