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E’ scomparso a 83 anni uno dei più importanti registi degli ultimi 50 anni

“Il mestiere del regista non si esprime 

con la tecnica ma con la capacità di raccontare 

una storia nel miglior modo possibile, 

l’arte non si esprime con i numeri”

(Mike Nichols)

L’indimenticabile autore de “Il Laureato”

Il mondo della cultura ha perso uno dei più significativi e lucidi interpreti del cambiamento del cinema nella seconda metà degli anni ’60. Mike Nichols, 83 anni, si è spento a New York, dopo aver speso la sua vita per la cultura, il teatro, la tv e il cinema. Il suo film più celebre, “Il Laureato” del 1967, fu l’inizio di quella che poi fu definita “Nuova Hollywood”, ovvero quei giovani registi che iniziarono a raccontare con realismo i grandi cambiamenti sociali degli anni ’60. La celebre pellicola di Mike Nichols, che lanciò Dustin Hoffman, descriveva lo scontro generazionale tra i padri che avevano combattuto nella Seconda Guerra Mondiale e i figli che volevano essere diversi rifiutando di seguire i loro dettami. “Il Laureato” fu un film epocale, (grazie anche alle straordinarie musiche di Simon & Garfunkel) che segnò l’inizio di un nuovo modo di descrivere le mutazioni della società grazie a film come “Un uomo da marciapiede”, “Alice’s restaurant”, “Gangster’s Story” per poi proseguire nel decennio successivo con capolavori come “Serpico”, “Quel pomeriggio di un giorno da cani” e “Taxi driver”, manifesto del profondo malessere della società americana.

Un grande direttore di attori

Di origini tedesche (era nato a Berlino il 6 novembre del 1931 con il nome di Michael Igor Peschkowsky), la famiglia di Mike Nichols per sfuggire agli orrori delle leggi razziali naziste contro gli ebrei fuggì negli Stati Uniti nel 1939. Si avvicinò al mondo dello spettacolo dopo essersi trasferito a New York. Entrò in contatto con Elia Kazan e s’iscrisse all’Actor’s Studio. Negli anni ’50 con la commediografa Elaine May fondò un gruppo di cabaret e diresse delle commedie piene di critica e satira sociale a Broadway. Debuttò alla regia cinematografica con lo straordinario “Chi ha paura di Virginia Wolf?” (1966) con Elisabeth Taylor, Richard Burton e Sandy Dennis che vinse cinque Premi Oscar. Con il successivo “Il Laureato”, (1967) il regista si aggiudicò la statuetta come miglior regista e diventava uno dei principali protagonisti del nuovo cinema statunitense. Con “Comma 22” (1970) fece un film grottesco e antimilitarista avvalendosi del geniale talento di Orson Welles. Negli anni ’70 diresse Jack Nicholson e Art Garfunkel in un altro film che fece epoca, “Conoscenza carnale” (1972) e si cimentò con la commedia brillante “Due uomini e una dote” (1974).

Altri film significativi di Mike Nichols sono “Silkwood” (1983) con Meryl Streep e “Una donna in carriera” (1988) con Melanie Griffith. Le sue ultime pellicole sono “Closer” del 2004 con Jude Law e il brillante “La guerra di Charlie Wilson” con il compianto Philiph Seymour Hoffman e Tom Hanks. Una delle più grandi qualità artistiche di Mike Nichols era la sua grande competenza e sensibilità nel dirigere gli attori. Ricordiamo il merito di aver scoperto il grande talento di Dustin Hoffman e i notevoli risultati ottenuti con attori di razza come Jack Nicholson e Meryl Streep.

Per la televisione Mike Nichols diresse nel 2003 lo straordinario “Angels in America” con Al Pacino, Meryl Streep ed Emma Tomphson, tratto dall’opera teatrale di Tony Kushner. La miniserie Tv era un realistico affresco sul dramma dell’Aids e una sottile metafora sulla società americana degli anni ’80.

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