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Scuola. Corte Europea boccia il precariato. Camusso, Meno male che l’Europa c’è

ROMA – La scuola italiana è stata bocciata, almeno per quel che riguarda il precariato. La Corte di Giustizia Europea, infatti, in una sentenza che può definirsi storica, ha bocciato il sistema di ricorso continuo e  ingiustificato alle supplenze nella scuola. “La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato è contraria al diritto dell’Unione. Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti, durevoli delle scuole statali non è giustificato”.  Così recita la sentenza. 

In parole spicciole è arrivato il momento di stabilizzare il personale precario della scuola, finora considerato di serie B e di riconoscere loro l’inalienabile diritto al lavoro permanente. Secondo la Corte, presieduta dallo sloveno Marko Ilesic, non esistono criteri “oggettivi e trasparenti” per giustificare la mancata assunzione del personale con oltre 36 mesi di servizio, né l’Italia ha fatto niente per impedire il ricorso abusivo al rinnovo dei contratti. Si tratta dunque di più di 250mila persone che dovranno essere assunte o risarcite. Infatti la sentenza impone che i precari, con almeno tre anni (trentasei mesi) di lavoro scolastico, debbano essere assunti o, nel caso abbiano smesso di lavorare nella scuola o non siano più interessati a rimanerci, risarciti. Il risarcimento dovrà riguardare ovviamente anche gli scatti di anzianità.

Nella scuola attualmente è stato calcolato dall’Anief, in base ai dati del Miur e dell’Inps che sono più di un milione e mezzo le supplenze annuali conferite in questi anni ai docenti, a fronte di 250mila immissioni in ruolo e 300mila pensionamenti. 

Questa sentenza oltre ad assumere importanza fondamentale per  i precari della scuola, rappresenta un importante precedente e apripista anche per quelli della Pubblica amministrazione. 

Il governo Renzi ora dovrà provvedere a trovare i fondi per stabilizzare i precari e conformarsi all’orientamento dettato dalla Corte europea e dovrà farlo anche in tempi relativamente brevi. Certo è che ci saranno conseguenze pesanti per lo Stato italiano come ha oggi sottolineato anche il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. E’ di fatto palese che questa sentenza aprirà la strada a una valanga di ricorsi di quei lavoratori che, nel corso degli anni, hanno letteralmente subito la precarietà, in totale spregio delle norme comunitarie e a fronte anche di un ingente danno economico. I sindacati sono infatti già sul piede di guerra.

La Gilda invierà una diffida al Governo e entro dicembre avvierà una serie di iniziative giudiziarie per dare quanto prima esecuzione alla sentenza emessa dall’Unione Europea. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda, ha dichiarato:”Siamo molto soddisfatti perché la sentenza della Corte europea sancisce una vittoria per il nostro sindacato che, dal 2007 ha intrapreso la strada giudiziaria con ricorsi che richiamavano le norme europee, contro l’abuso dei contratti a termine nel pubblico impiego. Adesso ci auguriamo che il Governo, come ha annunciato nelle linee guida sulla Buona scuola con il piano di assunzioni dei 148mila precari inseriti nelle Gae, dia rapidamente seguito alla sentenza dei giudici europei”.  

Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil ha sottolineato con soddisfazione: “Finalmente le ragioni dei precari – stabilità del lavoro e equa retribuzione – sostenute dalla Flc-Cgil anche in migliaia di ricorsi sono state riconosciute alla luce del sole. Adesso sfidiamo il Governo a dare immediata attuazione alla sentenza stabilizzando tutti i precari e non solo quelli iscritti nelle graduatorie a esaurimento. Ma non ci fermiamo qui”.

Insomma si tratta di un bello schiaffo al governo italiano da parte dell’Unione Europea, che Susanna Camusso ha commentato molto lapidariamente: “Sentenza Ue? Meno male che Europa c’è”. E se questo può non valere in tanti casi, almeno in questo relativo alla scuola, decisamente si. 

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