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“Sweet blood of Jesus”, il nuovo film di Spike Lee

Il regista statunitense a Roma parla della sua ultima fatica dietro la macchina da presa

Spike Lee è considerato come uno dei migliori registi americani: ha diretto capolavori come “Fa’ la cosa giusta”, “La 25a ora”, “Clockers”, “Mo better blues” e “Malcom X”. Questi film lo hanno imposto come protagonista assoluto nella rilettura critica della cultura statunitense. Dopo un’interessante serie di corto e mediometraggi in cui il giovane cineasta si fa notare all’università per il suo talento visivo, Spike Lee firma il suo primo film nel 1986, scegliendo il bianco e nero per “Lola Darling”. La pellicola si impone per il nuovo linguaggio e per l’originale rappresentazione della cultura di colore afroamericana. Da allora la sua carriera

è stata caratterizzata da grandi successi e ultimamente anche una serie di flop al botteghino che hanno messo seriamente in discussione il suo ruolo nel cinema statunitense contemporaneo. Il regista è una persona molto determinata, polemica e difficilmente incline al compromesso. Nonostante i rovesci finanziari degli ultimi film è tornato alla regia con entusiasmo e determinazione.

Sweet Blood Of Jesus”, reinterpretazione di un film del 1977, parla di persone dipendenti dal sangue pur non essendo vampiri, è un’allegoria. “Le dipendenze sono tante. Si può dipendere da droga, sesso, soldi, ecc.”. CosìSpike Lee, a Roma in occasione della IX edizione de “Il gioco dell’arte”, parla del suo nuovo film.

“E’ stato girato a New York in 18 giorni e hanno collaborato molti miei studenti. Mi sono divertito tantissimo”, ha sottolineato il regista Usa che ha parlato di famiglia, razzismo, nuove tecnologie e del suo rapporto con lo sport e con l’arte. “Il cinema e lo sport sono le mie due grandi passioni ma chiedermi cos’è l’arte per me è come chiedermi cosa sia l’acqua o il sole: fa parte di me”, sottolinea il regista Usa.

Lee racconta del suo rapporto con sua madreche lo “trascinava” al cinema perché a suo padre non piaceva andarci e perché “voleva che i suoi figli fossero esposti all’arte e non per forza diventassero artisti”. Del rapporto con la sua famiglia in generale, del fatto che non lo abbiano mai ostacolato nella sua scelta di diventare regista e di quanto, da quando sia diventato genitore, cerchi di “fare attenzione alle mie reazioni quando i miei figli mi dicono di voler fare qualcosa.Spesso i genitori vogliono che i figli facciano meglio di loro, lavorano molto per offrirgli di più e farli studiare. Ma magari li caricano di responsabilità e li inducono a fare un lavoro che a loro non piace, rendendoli infelici”.

“Il denaro non è tutto”, sottolinea Spike Lee ammettendo anche di non aver mai pensato di fare film da incassi record alla ‘Star Wars’. C’è posto anche per i suoi registi preferiti nel suo intervento: “Ho deciso di fare il regista solo quando ero all’università. E ho cominciato a studiare. Adoro ‘Roma città aperta’ e ‘Il conformista’. Mi piace Rossellini, De Sica e i film del dopoguerra in cui venivano usati passanti. Lo faccio Anche io”. E ancora ‘Il Padrino 2’ di Coppola, i film di Scorsese da ‘Toro Scatenato’ a ‘Mean streets’. “Ai miei studenti, il primo giorno do una lista dei miei 100 film preferiti e noto che spesso quelli più vecchi non li conoscono”.

Della tecnologia dice che “ci sta distruggendo. Spesso devo dire ai miei figli quando siamo a tavola di mettere giù il cellulare. E mi capita di veder i miei collaboratori, seduti l’uno di fronte all’altro, mandarsi mail e non parlarsi. E’ assurdo”.

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