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Arte. Hubert van Eyck, pittore insuperabile

MILANO – Un personaggio la cui memoria è avvolta nel mistero. Un artista sublime, che i contemporanei consideravano come il maggiore fra tutti, ma che oggi reputeremmo solo come una figura leggendaria, se non ci fosse una lapide nell’antica abbazia di San Bavone a Gand a ricordarci la data della sua morte, avvenuta nel 1426.

E’ Hubert van Eyck (1385 ca. – 18 settembre 1426), fratello maggiore del celeberrimo Jan, il maestro dei maestri della pittura fiamminga. Hubert insegnò l’arte al fratello e lavorò insieme a lui. Se di Jan, tuttavia, conosciamo un gran numero di capolavori, di Hubert sappiamo poco. Forse fu l’inventore della pittura a olio; di certo, quantomeno, fu colui che la perfezionò, consegnandola al fratello, che ne divenne il primo grande interprete. 

L’unica opera nota di Hubert van Eyck è il Polittico dell’Adorazione dell’Agnello Mistico (detta anche Polittico di Gand), lavoro da lui iniziato e portato a compimento dal fratello nel 1432, dopo la sua morte, come ci rivela l’iscrizione che reca in basso la cornice esterna dell’opera: “il pittore Hubert van Eyck, di cui non si è mai trovato maggiore, cominciò quest’opera e il fratello Jan, secondo nell’arte, lo portò a termine, su incarico di Josse Vijd, che il sei maggio [1432] lo affidò alle vostre cure”. Il più grande che si sia mai trovato (Maior quo nemo repertus): così i contemporanei consideravano Hubert, ponendo il fratello al secondo posto (in arte secundus). Analizzando le dodici tavole del Polittico dell’Adorazione dell’Agnello Mistico – otto delle quali sono dipinte anche sul verso, in modo da essere visibili quando l’opera è chiusa – è difficile identificare i pannelli eseguiti da Hubert e quelli di mano del fratello Jan. In genere, vengono attribuite al fratello maggiore le parti dallo stile più arcaico. Probabilmente l’intero lavoro venne concepito, disegnato e parzialmente dipinto da Hubert e Jan lo concluse in base alle sue indicazioni. Di certo, si tratta di uno dei più grandi capolavori non solo dell’arte fiamminga, ma di tutta la storia dell’arte. Le tavole, dipinte a olio, sorprendono chi le ammira sia per il loro insieme, che trasmette la sacra grandiosità e magnificenza del cammino umano verso la liberazione dal peccato, sia per la compiutezza dei singoli pannelli, ognuno dei quali rappresenta l’eccellenza della pittura in tutti i suoi aspetti, compreso quello di turbare l’animo dell’osservatore mostrando – nella figure di Adamo ed Eva – la naturale crudezza della nudità umana. Due nudi giudicati talmente sensuali da essere nascosti, nel 1781, in sagrestia e coperti con vesti dipinte. Albrecht Dürer definì il Polittico di Gand come un’opera “infinitamente preziosa e meravigliosamente bella”. Nel corso della storia, il polittico è stato protagonista di diverse vicissitudini che ne hanno causato lo smembramento e messo in pericolo l’integrità e la stessa esistenza. Nel 1934 il pannello dei Buoni Giudici fu trafugato e perduto. Quello che è presente attualmente ne è una copia. Nel 1942 l’opera venne sequestrata dai nazisti e nascosta in una miniera di sale. Recuperata dagli americani, fu restituita al Belgio alla fine del conflitto. Con il Polittico dell’Adorazione dell’Agnello Mistico Hubert e Jan van Eyck iniziarono una nuova stagione dell’arte e della cultura europee, in cui l’uomo e la sua storia non erano più al centro dell’universo, ma ne diventavano solo una parte viva, con i trionfi e le cadute, le gioie e i dolori, inseriti negli immensi e durevoli cicli della natura e del tempo.

 

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