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BOLOGNA  – Alessandra Nicita nasce a Nardò (Lecce) il 5 febbraio 1979. Vive e lavora a Bologna. E’ artista e psicoterapeuta. La sua vita è contornata da incontri con personaggi noti.

Decisivo quello casuale con Lucio Dalla  e il suo compagno di allora Marco Alemanno. All’età di cinque anni Alessandra fa conoscenza con uno dei più grandi attori italiani, Ernesto Calindri, il quale, dopo aver scoperto che quella bambina dal temperamento ribelle condivide con lui la stessa data di nascita, predice alla mamma che avrebbe fatto l’artista.

Nel 2006 esce la sua prima raccolta di poesie, intitolata “Sono stata molto delusa dai mirtilli”, edita da Besa. Questa aprirà la strada ad una lunga serie di pubblicazioni e conferenze in giro per l’Italia. Partecipa come ospite al programma di approfondimento di Rai2 “TG2punto.it” e a numerosi altri programmi radiofonici su emittenti locali pugliesi nonché alla celebre “Città del libro” che richiama importanti autori italiani e non . RaiNews 24 definisce il suo lavoro come “una scommessa convincente che riesce a farci vedere il disincanto e l’incanto della semplicità dell’essere”. Il libro viene scelto per far parte del progetto interculturale “Metamorfosi di un libro” il quale, attraverso l’apporto di 32 artisti provenienti da ogni parte del mondo, viene rielaborato artisticamente con grande interesse da parte del pubblico. Lo scrittore Antonio Errico, la definisce “un Rimbaud al femminile” e la sua personalità viene descritta dai giornali come avvolgente e misteriosa. Nel febbraio 2013 esce “Arrivò l’amore e non fu colpa mia” (Besa) con il cd “Spegni la luna” e una prefazione del regista Edoardo Winspeare. La quarta di copertina è invece affidata allo scrittore e cantautore croato Maxsim Cristan, autore di “Fanculo pensieri”, edito da Feltrinelli.

Il libro ottiene il riconoscimento di noti esponenti della cultura omosessuale, tra cui il Presidente onorario di Arcigay ed ex parlamentare Franco Grillini e appare nel primo blog della Rai di Luigia Sorrentino, attrice e giornalista. In “Arrivò l’amore e non fu colpa mia” le sensazioni spaziano tra quello dell’innamoramento improvviso e profondo, alla paura dell’abbandono.La passione si intreccia a segreti, a vuoti vorticosi , ad incresciosi tormenti, alle speranze prima e alle delusioni poi, nello scoprire che l’oggetto del nostro amore non era affatto come lo avevamo immaginato.
Lo scontro con la realtà del vissuto diventa motivo di riscatto.
Un amore “non convenzionale” narrato in chiave poetica da un’artista eclettica e non convenzionale che spazia dall’amore alla vita, come identica cosa. Con “Arrivò l’amore e non fu colpa mia”, si può affermare che comunque siano assortite le coppie, niente può sminuire la bellezza e la sincerità del sentimento, anche quando tutto finisce.  

Lucio Flavio Pesoli ha intervistato Alessandra Nicita per i lettori di Dazebao News,

D. Cosa vuoi comunicare con queste poesie a tema lesbo? 

A. N. Che l’amore è amore tutto, senza bisogno di definizioni, senza bisogno di “regole”, ma sopratutto è senza colpa e senza peccato.

D.Com’è la vita di Alessandra quando non scrive?

A. N. Una vita straordinaria comunque perché piena di cose, di luoghi da visitare, di gente da incontrare, di treni, aerei, partenze, arrivi, e a volte anche di tanto silenzio di cui talvolta ho assoluto bisogno per riprendere fiato, e per farne di me, ogni volta, una storia nuova. 

 D. Le poesie si basano su storie d’amore reali o è di fantasia?

A. N. Si scrive sempre un po’ per fantasia e un po’ no.

D. Hai mai desiderato di essere diversa da come sei? Ti piacerebbe un giorno diventare un’icona del mondo gay?

A. N. Diversa da quella che sono? E perché mai?: “io sono vasta, contengo moltitudini”. E poi chi dice che cosa sono o chi sono?  Trovo che l’essere umano abbia un grande compito, che è quello di evolversi. Sono contraria ad ogni tipo di definizione sterile e che non possa mutare, qualunque essa sia. Trovo sia fondamentale solo essere fedeli a se stessi;nel rispetto degli altri, naturalmente. Mi piacerebbe moltissimo diventare un’icona gay, ne sarei orgogliosa. Non sai quanto piacevolmente invidio Raffaella Carrà per questo.

D.  Chi sono i tuoi miti?

A. N. Arthur Rimbaud ha sempre catturato la mia fantasia, per la sua arte feroce e delicata, ma anche per la sua bellezza. E poi i poeti maledetti, ma anche John Lennon, Morrison,  D’Annunzio, la Merini, Wilde, Withmann. Se dovessi elencarli tutti mi servirebbero due giorni per essere certa di non tralasciare nessuno. Nessuno di importante, almeno.

D. Che rapporto hai con la religione? Ti piace Papa Francesco? Ti hanno colpito le sue parole: ” Chi sono io per giudicare?”

 A. N. “Ah, l’oppio dei popoli!” Il saltellante rapporto di una cavalletta in un campo. Sono credente, assolutamente credente, ma poiché trovo che Dio sia dappertutto io me lo porto appresso. E poi mi piacciono gli angeli, trovo siano figure poetiche e romantiche. E mi piace moltissimo Papa Francesco, perché anche la Chiesa aveva ed ha bisogno di  adeguarsi ai nostri tempi, e trovo che ci sia ancora moltissima strada da fare. Ha ragione lui, chi siamo noi per giudicare? Noi che comunque alla fine della strada non ne usciremo comunque vivi. Tanto vale imparare il rispetto, abbandonare l’odio, e fare cambio di cuore quando pieno di giudizio.

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