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ROMA – Secondo Matteo renzi l’Italia ce la farà. Anzi, il Paese è vivo, puntualizza il premier nell’apertura della conferenza stampa di fine anno. Aggiunge inoltre che – parole testuali – “l’Italia è in moto e ora l’obiettivo è quello di farla correre”.

Inutile dire che le parole d’ottimismo sfrenato sventolate per falsificare l’attuale situazione del paese, lasciano una certa inquietudine. Altro che “ritmo”, come ripete ossessivamente Renzi, qui l’unico senso di cambiamento è che l’Italia sta precipitando nel baratro. Non sappiamo esattamente quale bravo spin doctor consigli a Renzi di decantare un futuro roseo, ma quando ascoltiamo il suo intervento captiamo perfettamente che il target a cui si rivolge è quello che non ha ancora incontrato la crisi economica, oppure la ignora volutamente. “Sì certo”, ammette il premier, “c’è senso di preoccupazione, stanchezza, sfiducia” nel Paese: “non è solo un fatto economico, ma culturale, civile, sociale”. Ma poi aggiunge: “sono sicuro ancor più di febbraio che non solo l’Italia ce la può fare ma che ce la farà senza ombra di dubbio”. E poi, “Per la ripresa economica il 2015 sarà decisivo, ma non è un termine perentorio è un termine impegnativo” ed è per questo che “insisto sul senso dell’urgenza”. Quindi, si paragona ad Al Pacino in ‘Ogni maledetta domenica’ che cerca “di dire ai suoi che ce la possiamo fare”. Non vogliamo rovinare la festa all’ex sindaco di Firenze, ma i recenti numeri snocciolati dall’Istat sulla disoccupazione, quelli sui consumi e sulla crisi economica, bruciano integralmente i suoi buoni propositi. Renzi, nel suo intervento, parla di un’Italia che si deve riprendere il suo ruolo nel mondo, azzarda guardando al 2015 come l’anno della svolta. In realtà è proprio nel 2015 che alcuni ipotizzano una vera e propria implosione del sistema economico con migliaia di posti di lavoro che andranno perduti per sempre. E poi Renzi pensa ancora ai tagli sulle municipalizzate, che da 8mila diventeranno mille, sul Jobs act e sulla possibile riforma degli statali: “Io penso che il sistema di pubblico impiego vada cambiato e non necessariamente per applicare ciò che abbiamo fatto per il privato. Questo argomento prenderà febbraio o marzo. Se noi abbiamo deciso di non mettere lo scarso rendimento nel privato, questo non vuol dire che non lo si possa mettere nel pubblico impiego. E visto che si entra per concorso, si può immaginare che i giudici abbiano un ruolo maggiore. Io sono un sistema per cui nel pubblico impiego chi sbaglia paga”. Renzi non evita neppure l’argomento Quirinale, per il quale si dice pronto ad individuare il successore di Giorgio Napolitano, ma solo dal momento in cui sia ilò Capo dello Stato a decidere di lasciare.

Insomma, un intervento che ha il sapore di una verità non detta. La Grecia, al contrario di quanto si vuol far credere, non è poi così lontana.

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