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Film. American Sniper, storia di un “eroe”

Apologo amaro di Clint Eastwood sulla natura violenta della società americana

“Ciò che m’interessa più di ogni altra cosa nel lavoro e nella vita è la ricerca della verità. Questo percorso mi spinge ancora a dirigere film”.

(Clint Eastwood)

“Io credo che sia diritto degli americani possedere e portare armi, com’è diritto del leone avere zanne e artigli. Non siamo zebre o agnelli, siamo leoni. Prendiamo le cose con la forza; siamo un popolo energico e violento ed abbiamo il diritto di portare armi per spararci addosso a vicenda quando vogliamo; se a qualcuno non piace può andare in Europa, dove sono più civilizzati…”

(John Milius, regista e sceneggiatore)

Una metafora sulla violenza

Per affrontare un film complesso, realistico e profondo come “American Sniper” di Clint Eastwood è illuminante la frase del suo collega John Milius (autore di “Dillinger”, “Il vento e il leone” e “Un mercoledì da leoni”). Questo cineasta, che si è sempre definito “un anarchico di destra”, ha descritto e raccontato con lucidità le contraddizioni della società americana ovvero la mistica delle armi e della violenza, due caratteristiche decisive per capire e comprendere la natura profonda di quel popolo e della sua cultura. Il mito della frontiera, l’individualismo sfrenato e il dover sempre primeggiare continuano a condizionare ogni cittadino della più grande superpotenza del pianeta. Clint Eastwood, partendo dalla vera storia di Chris Kyle, un cowboy del Texas che dopo l’11 settembre del 2011 decide di arruolarsi per “servire e proteggere il proprio Paese”, analizza senza moralismi la follia della guerra, l’orrore cieco della violenza e il tragico destino che alla fine “bussa alla porta”. 

La guerra interiore di Chris Kyle

Sin da piccolo, il protagonista del film andava a caccia con il padre per essere ‘iniziato’ all’uso del fucile. Durante la guerra in Iraq, Chris Kyle (interpretato da un convincente Bradley Cooper) diventa il miglior cecchino dei Navy Seals, le forze speciali d’élite degli Usa. Tra i militari è un eroe, una leggenda; l’uomo che con il suo fucile protegge i suoi commilitoni. La realtà è ben diversa. In 186 uccisioni in azioni di guerra, Chris Kyle sarà costretto a uccidere anche dei bambini. Dopo oltre mille giorni di orrore, dolori e uccisioni torna definitivamente a casa dalla moglie. Apparentemente non sembra aver accusato simili atrocità in tanti anni di permanenza in Iraq: viene addirittura convinto ad aiutare i reduci afflitti da “disturbo post traumatico da stress” che colpisce molti ex combattenti spesso gravemente mutilati dalle granate.

L’assurdità della guerra e la violenza che getta gli esseri umani nell’abisso salderanno il conto con l’eroe Chris Kyle in un finale agghiacciante che prende allo stomaco ogni spettatore di questo film sincero, reale e profondo.

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