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Il progetto politico di governo che manca. E non solo a sinistra

ROMA – Ho letto le numerose interviste di Stefano Rodotà e Maurizio Landini, che attaccano tutto ciò che si muove nella sinistra politica (con particolare cura e dovizia di argomenti nei confronti dei ribelli del Pd) per affermare una sinistra sociale fondata su Emergency, Libera e altri soggetti impegnati.

Come ho già fatto a Human Factor, mi preme sottolineare che il richiamo all’apertura di una stagione nuova a sinistra, senza formule burocratiche e strane nostalgie arcobalene, sia molto importante, perché il vuoto di rappresentanza è straordinario. E con un Pd naturalmente orientato a destra, nonostante Mattarella, questo è un tema fondamentale non solo per la sinistra, ma per la democrazia italiana e forse per la Repubblica. Non credo però che la sinistra si ricostituisca con quella vena di antipolitica che ricorre puntualmente (anche da parte di persone che hanno fatto politica tutta la vita), né con i sindacati che parlano male dei partiti (legge del taglione: siamo abituati da mesi al contrario, ma non è un buon motivo), né con il solito messaggio di divisione, puntuale come la morte civile.

E se deve essere sinistra sociale, allora, seguendo le indicazioni di chi parla di «maggioranza invisibile» e di chi riflette su modelli stranieri, oltre ai sindacati e alla società civilissima che si batte da sempre per il rispetto della dignità umana, bisogna sapersi aprire ai precari che saluterebbero con favore un nuovo welfare, ai professionisti che chiedono concorrenza leale, alle imprese che puntano sulla qualità e su uno sviluppo consapevole. Alle donne, prima di tutto, che potrebbero essere le protagoniste di una vera rivoluzione culturale e politica.

Come sostengo da tempo, perciò, la sinistra si ricostituisce intorno a un progetto di governo diverso, che veda il concorso plurale di chi ha argomenti da illustrare e non solo moniti da pronunciare e una classe dirigente rinnovata perché competente e contemporanea. A ciò, con Possibile, stiamo lavorando, elaborando un progetto di governo che muove da un patto con i cittadini e tra loro. Per metterlo a disposizione di tutti, non solo nella sinistra più radicale e più pura (che ovviamente diffida delle altre forme di vita, soprattutto delle più simili).

Un progetto che muova da un altro modello di riforme costituzionali, che mirino alla partecipazione, alla trasparenza, al legame diretto tra cittadino e rappresentante: che restituiscano sovranità ai cittadini. Che passi attraverso una riforma della politica, della sua organizzazione e del suo finanziamento. Che preveda una legge sul conflitto d’interessi e un pacchetto di misure precise per garantire la legalità, di sapore liberale.

Un’idea di governo che presenti la migliore proposta possibile per il reddito minimo garantito e la progressività fiscale, per lanciare una battaglia campale contro la miseria e la fame. Un’idea di lavoro che è ancora e nonostante tutto un diritto (non sarà sfuggito il passaggio di Sergio Mattarella, ieri, davanti alle Camere riunite, che smentisce più di un luogo comune di questi tempi devastati e vili), con un contratto unico (unico, però) e il rispetto delle più elementari norme a tutela di chi ha solo il lavoro “dalla sua”. Un progetto per il futuro non fatto di cemento, ma di reti e di qualità ambientale (che dà lavoro e fa risparmiare tutti quanti). Parola chiave: efficienza energetica. E, ancora, i diritti civili non come concessione, ma come riconoscimento costituzionale pieno. Non solo parole, non solo prosa e poesia, ma proposte di legge, misure verificabili dal punto di vista numerico (con l’intervento del mitico compagno Excel o, se preferite, foglio di lavoro) e un quadro complessivo coerente e ragionevole. Intorno a questo progetto si può costruire qualcosa, che metta in discussione alcune certezze molto fragili della politica attuale, inaugurando una nuova stagione. Tutto il resto ha sempre funzionato pochissimo e funzionerebbe ancora meno, ora, che c’è bisogno di un’alternativa. Di governo.

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