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Sanremo, picchi d’ascolto. L’Italia non uscirà mai dai veri problemi

ROMA – Come ha fatto il Festival di Sanremo ad avere così tanto successo rispetto agli anni precedenti?

Semplice, con la crisi economica la gente non esce più di casa e per passare la serata si è autoconvinta che Sanremo sia diventato il festival canoro più bello del Mondo. Non penserete mica che Sanremo possa trasformarsi in quello che non è, ovvero uno spettacolo autentico. Magari. Perfino le canzoni erano così poco originali che ogni tanto bisognava stare attenti a non addormentarsi sul divano. Basta ascoltare quel trio di bravissimi ragazzi, per carità, che hanno cantato un testo che perfino un bambino delle elementari avrebbe potuto scrivere.

Sanremo la dice lunga sulla canzonetta e non è un caso che chi ha partecipato arrivando ultimo ha avuto un certo successo e non certo per essere passato sul palcoscenico dell’Ariston. Non  si resta più basiti neppure dagli errori, dalle letterine superficialotte, dai vestiti kitch che neanche la Mattel farebbe alle Barbie, alle lacrimucce incomprensibili e così fuori luogo, in un Paese che piange davvero, delle vallette versate ad un Conti fin troppo composto di fronte a cotanta ossequiosità. Insomma Sanremo rimane uno spettacolino né carne né pesce, alquanto discutibile, che per le serate in cui è andato in onda non ha fatto altro che ricordare che pagare il canone televisvo è un dovere. Peccato che a chi paga non fanno mai scegliere.

Altro che finale con botto come titolano le cronache. Sanremo come al solito è costato una bella cifra, nonostante la campagna positiva lanciata qualche giorno fa sull’adattamento al clima dell’austerity, al risparmio forzato e addirittura al bilancio attivo che orgogliosamente mamma Rai dice di aver raggiunto.

Parliamo infatti di 16 milioni di euro con un cachet per Carlo Conti di appena 500mila euro. Da notare “appena”. Per le tre vallette, invece, solo 70mila euro.

Pare poco? Chissà forse la Rai tornerà anche a  guadagnare, come si dice, ma potrà cantare vittoria solo quando la tassa del canone televisivo sarò definitivamente abolita. E magari al posto di Sanremo ci faranno vedere un documentario sull’uomo di Neandertal, tanto per ricordarci da dove veniamo.

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