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Terrorismo. Rapporto Servizi: “Italia potenziale obiettivo per sua valenza simbolica”

ROMA – “Sebbene ad oggi non siano emerse attività o pianificazioni ostili in territorio nazionale riconducibili allo Stato Islamico o ad altre formazioni del jihad globale, la minaccia interessa anche l’Italia, potenziale obiettivo di attacchi pure per la sua valenza simbolica di epicentro della cristianità evocata, di fatto, dai reiterati richiami alla conquista di Roma presenti nella propaganda jihadista”. E’ quanto si legge nella relazione del Dis sulla politica dell’informazione per la sicurezza relativa al 2014. La relazione va inviata annualmente al parlamento entro il mese di febbraio.

“E’ da ritenersi crescente il rischio di attacchi in territorio europeo ad opera di varie ”categorie” di attori esterni o interni ai Paesi-bersaglio: emissari addestrati e inviati dall’Is o da altri gruppi, compresi quelli che fanno tuttora riferimento ad al Qaida; cellule dormienti; foreign fighters di rientro o ”pendolari” dal fronte (commuters); familiari/amici di combattenti (donne incluse) attratti dall’’’eroismo” dei propri cari, specie se martiri; ”lupi solitari” e microgruppi che decidano di attivarsi autonomamente (self starters). Ciò sulla spinta anche di campagne istigatorie che ritengono pagante trasformare il Continente europeo in ”terreno di confronto”: con l”Occidente, in chiave di rivalsa, e tra le stesse componenti della galassia jihadista, nel quadro di dinamiche di competizione tutt’altro che univoche”. E” quanto si legge nella relazione del Dis sulla politica dell’informazione per la sicurezza relativa al 2014.”Le numerose operazioni di polizia condotte in Europa e il monitoraggio dell’intelligence fanno stato di come lo spazio comunitario risulti permeabile alle attività di proselitismo e reclutamento. Si moltiplicano, infatti, i segnali di cooptazione ideologica di aspiranti mujahidin, incoraggiati a raggiungere in massa, famiglie al seguito, la ”nuova” patria per contribuire all’opera di state building. In particolare, è emersa la presenza di quella che potrebbe essere definita come una nuova generazione di jihadisti: molto giovani, spesso con scarse conoscenze sul piano dottrinale ma ben informati sulla pubblicistica d’area e con ottime competenze informatiche”. E” quanto si legge nella relazione del Dis sulla politica dell’informazione per la sicurezza relativa al 2014 in una sezione intitolata ”Nuove generazioni di jihadisti e social media”. “Proprio in riferimento all’uso del web quale strumento di propaganda e comunicazione – viene spiegato- si è registrata la tendenza a privilegiare i social network, attraverso i quali, tra l”altro, i foreign fighters europei, per spronare i connazionali correligionari, alimentano un”informazione parallela ai comunicati ”ufficiali dei gruppi armati- peraltro sempre più spesso sottotitolati o tradotti in italiano- diffondendo immagini di guerra, eulogie dedicate ai martiri e testimonianze della loro esperienza accanto ai fratelli provenienti da tutto il mondo. In questo contesto, appare sempre più concreto il rischio che nel magmatico universo della messaggistica agiscano veri e propri centri di reclutamento per aspiranti jihadisti, in grado di intercettare la domanda di estremisti homegrown che, insoddisfatti da un impegno esclusivamente virtuale e del ruolo di meri divulgatori, aspirino a trasferirsi nel teatro siro-iracheno”. (Dire)

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