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Sentenze controverse? Così la giustizia disorienta l’opinione pubblica

ROMA – Sul piano personale, per Berlusconi, la sentenza della Cassazione che finalmente lo assolve dall’accusa di concussione per induzione e prostituzione, pronunciata in primo grado e controvertita in appello, è una vittoriaper la politica, per la giustizia, per lo stato di diritto. 

Sul piano della giustizia, l’opinione pubblica appare disorientata da una decisione così lontana dalla strada intrapresa dalla Magistratura in primo grado e negli altri processi Ruby bis e ter e si chiede quanto peso, in questa sentenza, possa avere avuto la politica. Ad aver veicolato l’idea di una commistione tra politica e magistratura è proprio l’ex premier, che oggi accoglie con tanta felicità la decisione della Sesta Sezione della Cassazione, essendosi  da anni proclamato vittima di un meccanismo persecutorio che le “toghe rosse” avrebbero messo in moto contro l’ex cavaliere a partire dal ’94, quando ricevette il primo invito a comparire dalla Procura di Milano che stava indagando sulle tangenti elargite alla Guardia di Finanza per alleggerire le verifiche alle società Mondadori, Mediolanum, Videotime, Telepiù.

Ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni giudiziarie sono anche altre sentenze controverse:  è del Dicembre scorso la decisione della Terza Sezione civile che condanna la famiglia di un ex operaio al pagamento delle spese processuali dell’Ilva e della Riva Fire. L’operaio, impiegato nelle aree più inquinate dello stabilimento di Taranto, era morto di cancro ai polmoni e la famiglia aveva avanzato richiesta di risarcimento alle due società. Una sentenza, questa, che dà risposte opposte rispetto ai principi di colpevolezza su cui si basano il processo penale ed i sequestri dei beni delle società del gruppo siderurgico e che può avere conseguenze in tutti i processi che coinvolgono la capogruppo -Riva Fire- e la consociata -Ilva-  attraverso le sue motivazioni: rigettando la richiesta di risarcimento si stabilisce infatti che la Riva Fire, essendo passata al controllo del gruppo in un periodo successivo a quello in cui l’operaio era impiegato, non risponde in modo solidale –ovvero non è corresponsabile- delle attività dell’Ilva, godendo di personalità giuridica autonoma.  Una sentenza ingiusta? Non è così, è necessario contestualizzare.

È difficile, infatti, in un marasma di disposizioni giurisprudenziali, precedenti che fanno dottrina, poter analizzare le decisioni che nel merito vengono prese dai tribunali in ogni singola fattispecie; proprio per questo non è possibile condannare la magistratura per l’apparente In-giustizia delle sue scelte in questi due casi addotti in esempio.

Certo è che, come le numerose sentenze della Corte Europea dimostrano, la nostra Giustizia non funziona a dovere: sentenze emesse in ritardo, sovraccarico di procedimenti, mettono in serio pericolo la correttezza dell’esercizio del potere giurisdizionale.  Sarebbe quindi opportuno emanare una serie di riforme volte ad una vera e propria riorganizzazione degli uffici, ridistribuzione degli incarichi e delle risorse in grado di creare condizioni ottimali per il funzionamento dell’apparato giudiziario che deve ispirarsi “all’attuazione dei valori etici ordinamentali , come i cittadini si aspettano”,  cosa che il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito nel discorso tenuto pochi giorni fa al quirinale ai 346 magistrati in tirocinio.

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