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Bif&st di Bari. Quanto vale la produzione italiana?

ROMA – Al Bif&st di Bari, nell’ultimo giorno di Festival, si è tenuta una tavola rotonda dal titolo Cinema e Fiction: convergenze parallele?

A cui hanno partecipato produttori, studiosi, critici e autori, come Veridiana Bixio (Publispei), Silvia Napolitano, Daniele Cesarano, Gianni Canova, Severino Salvemini e Matilde Bernabei (Lux Vide) che hanno discusso sull’annoso tema della fiction come prodotto di serie b rispetto al cinema.

Aldilà di quello che si è detto, sulle tante parole in cui i produttori cercavano di portare acqua al loro mulino parlando di un prodotto italiano che comunque è vendibile all’estero, e giornalisti e teorici che rendevano evidente come la nostra produzione sia notevolmente indietro rispetto alla fiction americana che vede prodotti di alta qualità, con registi come Soderbergh che sperimentano linguaggi, con attori Premi Oscar che si mettono in gioco e dove anche rispetto alla produzione inglese e francese siamo completamente indietro. 

Questo però, secondo me, non vuol dire che in Italia la fiction è da considerare meno del cinema che produciamo. Perché la maggior parte della produzione di cinema italiano ha modi, linguaggi e temi del tutto televisivi. Non esiste più un linguaggio, una grammatica cinematografica, un segno diverso, un autore di quelli con le A maiuscole, o almeno ce ne sono molto pochi e fanno una fatica da Ercole per portare avanti i loro progetti. Oggi si produce, nel vero senso della parola, solo ed esclusivamente un cinema comico, con attori famosi che debuttano alla regia, niente altro.

D’accordo con me anche Silvia Napolitano, sceneggiatrice di tante fiction fra cui Raccontami, che ha dichiarato di quanto il cinema sia scadente, mediocre, poco vendibile, molto televisivo, salvando in qualche modo però l’onestà della fiction generalista, che comunque vince come dimostrano serie che vivono da dieci anni e fanno tanti ascolti. Teoria difesa da Matilde Bernabei che parla anche di mancanza di soldi, di mezzi, come quelli che possono avere gli americani.

Io vorrei porre l’accento su un punto. Primo che è possibile creare e produrre serie di alto livello, come è successo per Sky con due serie come Gomorra e Romanzo Criminale che sono arrivate in tutto il mondo, storie e linguaggi che la tv generalista non avrebbe mai mandato in onda; Secondo, nonché forse il problema più importante, è che se si continua a non dare spazio a nuovi autori, e non parlo assolutamente di età, a nuovi linguaggi, idee,  aprendo a tutti come succede all’estero, in cui ogni progetto , ogni idea viene letta e visionata, qualsiasi sia il nome di chi l’ha scritta, noi non usciremo mai da questa empasse, da questa banalità creativa che ormai invade come un blob ogni campo creativo del nostro paese. Sotto questo strato vischioso c’è tanta gente che meriterebbe di uscire, di essere visibile, e che forse hanno modi e progetti che chissà il pubblico italiano, se gli si da la possibilità di scegliere, andrebbe a vedere, ma questo avviene anche nel giornalismo, nei programmi televisivi, etc. etc. Un paese così muore.

Stessa opinione di  Maurizio Sciarra, Presidente dell’Apulia Film Commission, il quale adirandosi per questi discorsi inutili ha annunciato una bella e concreta novità: “Vista l’enorme difficoltà che hanno autori di qualsiasi età ad arrivare anche al più piccolo produttore, noi come Apulia Film Commission, abbiamo deciso di acquisire economicamente i soggetti e le sceneggiature che ci sembrano più interessanti, per risarcire questi autori che vivono di questo lavoro, e insieme cercare la produzione, pugliese, italiana, internazionale e provare a mettere in piedi, una produzione audiovisiva con un respiro nuovo, più internazionale. Noi ci proviamo ad aggirare certi ostacoli, voi”?

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