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Montage of Heck. Il linguaggio di Kurt Cobain

Montage of Heck è il titolo di un collage di musiche che Kurt Cobain incise nel 1988 e che è la base ispiratrice su cui il regista Brett Morgen, ha realizzato il documentario su KurtCobain una delle più controverse e amate rockstar del pianeta. Il film in sala solo il 28 e il 29 Aprile

ROMA – Il documentario mi ha suscitato lo stesso strano miscuglio di emozioni che mi ha sempre dato Kurt Cobain, quando lo vedevo in alcune interviste e in concerti in acustica o quando lo ascoltavo: Cioè un misto di rabbia, di commozione, di fastidio, di piacere nell’ascoltarlo, di repulsione e ammirazione. Il film racchiude tutte le contraddizioni di Cobain, anche nei vari linguaggi in cui è raccontato, dall’animazione, al montaggio di immagini personali.  8 anni di realizzazione, 200 ore di musica mai pubblicata, 4000 pagine di diario. Materiali immensi, privati, usati da Brett Morgen (Crossfire Hurricane sui Rolling Stones) grazie alla disponibilità di Frances Bean Cobain, figlia  del leader dei Nirvana, che ha co-prodotto il documentario. Cobain: Montage of Heck è sicuramente un collage, un miscuglio di linguaggi che inserisce, come un filo pre-esistente, un minifilm in animazione sull’infanzia di Cobain, in cui scopriamo il disagio, il suo essere spostato come un pacco dalla madre, alla nuova famiglia del padre, al primo tentativo di suicidio, alla sua band, al suo modo di disegnare, di dipingere, di vestire sempre come se fosse un barbone. 

Attraverso i ricordi dei genitori, ma anche i filmini di Cobain ragazzo, entriamo in un mondo privato che ci mostra un Kurt Cobain taciturno e schivo ma anche con un carattere irruento e iperattivo. Sembra, o almeno Morgen pare suggerirlo, che sia lì la culla del disagio di quello che diverrà il leader dei Nirvana. Un motore pieno di contraddizioni: che, stando a quanto scriveva nei diari, amava i suoi genitori ma odiava ciò che rappresentavano, fuggiva dalle interviste ma aveva bisogno di esibirsi davanti al pubblico, non si sentiva accettato, non si sentiva bello, né amato, contraddizioni e disagi che lo portano all’eroina. 

Sulle note di molti dei celebri successi dei Nirvana: Polly, Come as you are, Smells like teen spirit, All apologizes, Morgen ci trascina anche nel rapporto tra Cobain e Courtney Love, mostrandoci la parte più intima della sua vita. Vediamo Cobain, dopo aver fatto l’amore, in bagno, nella vasca, con i capelli rossi, giocare con lei in una casa sporca, spoglia, nonostante lui avesse venduto già una marea di dischi. Le loro cadute e risalite, la nascita della figlia, le polemiche sulla droga usata ancora quando Courtney Love era incinta, il rapporto di Kurt con la figlia, ma anche il suo non reggersi in piedi, l’intervento degli assistenti sociali, insomma un materiale prezioso ma anche doloroso.

Pesa su tutto un atteggiamento narrativo del regista Morgen che sembra voler troppo interpretare certi momenti della vita dell’artista per provare un abbozzo di tesi sul perché del suicidio e del suo mal di vivere.

Comunque, Cobain Montage of Heck è un ottimo film, ricchissimo di materiale personale, di immagini reali, di registrazioni audio, di frasi, elucubrazioni mentali al limite della follia, di quaderni, di disegni, che sfuggono poi al potere del regista. Infatti pur sforzandoci non capiremo mai quale lettura dare alla vita di questo mito del rock che si è spento nel più tragico dei modi. Possiamo solo osservarne dei tratti, dei dettagli, e rimanere pieni di dubbi e stupore, sulle note di Where did you sleep last night.

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