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Libia. Rapimento degli italiani. L’ombra dei trafficanti di uomini

ROMA –  Non è facile fare ipotesi, come ha sottolineato il ministro degli esteri Gentiloni, su quello che succede in un territorio in pieno caos come la Libia.

E sul rapimento dei quattro italiani ancora non può esserci dunque una pista precisa, poiché nessuno per ora ha rivendicato l’azione. Secondo Al-Jazeera il sequestro è opera del cosiddetto “Jeish al Qabail” (L’esercito delle Tribù), milizie tribali della zona ostili a quelle di ‘Alba della Libia’ (Fajr) di Tripoli. Ma c’è  chi sostiene che il rapimento va attribuito ai trafficanti di uomini, infastiditi dalle reazioni italiane ai continui sbarchi. Altre fonti non escludono una ritorsione contro l’Italia per l’appoggio in sede Onu al governo di Tobruk. Ma non va certamente sottovalutata l’importanza della società in cui lavorano i quattro tecnici. Il cagliaritano Fausto Piano, il ligure Gino Tullicardo e i siciliani Filippo Calcagno e Salvatore Failla sono stati rapiti nel villaggio di al-Tawileh, vicino Mellitah, e sono dipendenti della società Bonatti di Parma, general contractor nel settore oil and gas.

I quattro sarebbero stati “prelevati” ieri sera a Zuaia, città sotto il controllo delle milizie islamiste che appoggiano il governo di Tripoli, a nord-ovest del paese nordafricano, “mentre stavano rientrando dalla Tunisia”, riferisce l’agenzia di stampa locale Afrigate. Mellitah è il punto di partenza del gasdotto Greenstream, il più lungo d’Europa, minacciato da mesi dai combattimenti e dall’avanzata dei miliziani dello Stato Islamico. Greenstream – gestito per tre quarti dall’Eni e per un quarto dalla Noc, la Compagnia nazionale libica – è un gioiello ingegneristico realizzato nel 2004: 520 chilometri affogati nel Mediterraneo fino a una profondità di 1200 metri, un investimento di sette miliardi di euro metà dei quali messi dall’Eni. Dalla Libia approda al terminale di Gela e fornisce all’Europa dieci miliardi di gas all’anno (due miliardi all’Italia, il resto agli altri Paesi del continente, a cominciare dalla Francia). Dunque un obiettivo economico fortemente privilegiato.

“Stavano lavorando, hanno solo bisogno di solidarietà” ha detto un collega dei rapiti a Parma, ma sembra che alla Farnesina, che pure sta offrendo ogni tipo di appoggio, siano fortemente infastiditi dopo l’invito a lasciare il Paese rivolto a tutti i connazionali dopo la chiusura, per motivi di sicurezza, della nostra ambasciata il 15 febbraio scorso. L’ultimo italiano a essere liberato, il 9 giugno, è stato Ignazio Scaravilli, il medico catanese sequestrato in Libia a gennaio. Con il rapimento dei quattro dipendenti della Bonatti salgono a cinque i connazionali sequestrati nel mondo. Dal luglio del 2013 non si hanno infatti notizie di Padre Paolo Dall’Oglio, di cui si sono perse le tracce in Siria da allora. Regolarmente emergono notizie – mai confermate – sulla sua morte o prigionia. Le informazioni circolate negli ultimi mesi lo davano per detenuto in una delle prigioni dell’Isis a Raqqa. Ma anche questa circostanza non ha trovato conferme. E proprio oggi è arrivata la notizia di tre giornalisti francesi scomparsi in Siria.

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