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Sul campanilismo italiano e le sue strane forme

Brevi riflessioni su prosopopea, ignoranza, paura e balletti vari intorno ai nuovi direttori di museo

ROMA – Sempre i soliti stranieri che vengono a toglierci il lavoro ( e le donne)! Manco a dirlo, questa è stata la reazione degli italiani alla notizia della nomina degli ultimi direttori voluti dal Mibac per venti dei suoi musei.

Molto si è discusso (si è polemizzato per la verità) sulla nomina di 7 stranieri. Dal leghista e il noto forzista al candido 5stelle da cui, certamente, non ci si può aspettar altro, dal popolo dei social fino a Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi.  

Al di là delle critiche su cui non desidero soffermarmi, perché molto se n’è parlato ed io solo l’ennesima voce a favore di un concorso pubblico internazionale aperto a competenze e professionalità che – tanto – saranno affiancate da personale italiano in grado, eventualmente, di accompagnarle anche nelle faccende amministrative (mi riferisco alle dichiarazioni sull’incompetenza degli stranieri sul diritto italiano…), quello che trovo interessante, in questa faccenda, è la comunicazione mediatica.

Il 95% della stampa italiana ha scelto di puntare sul tema “straniero”. Non cavalcando tanto neppure la questione par condicio o quote rosa (10 uomini 10 donne), nel dare la notizia ha fatto leva sull’italico rifiuto dell’altro, mascherato da campanilismo e minato solo da giovani marocchine, modelle australiane o pornostar ceche.

È evidente, la xenofobia vende. Gli italiani (non posso neppure dire l’italiano medio, a questo punto) sono pregiudizievoli verso gli stranieri, fossero anche europei, come sottolinea la stampa… Si arriva a dichiarare preferenze per italiani poco preparati e a rifiutare un concorso pubblico  piuttosto che ammettere platealmente che il sistema adottato finora non ha funzionato. 

L’italiano è un animale strano, è un tuttologo perlopiù ignorante sui temi e la realtà di cui parla, se ne frega del proprio Paese, ma è pronto a difenderlo contro minacciosi barbari, beve coca cola, mangia da Mc Donalds, fa la spesa da Auchan, ma si mobilita per la direzione dei musei (che non frequenta)  invasi da colonizzatori culturali, tocca il culo a soubrettine polacche ma sfodera la spada contro la presunta umiliazione dei ministeriali italiani. Si vanta di aver inventato la conservazione dei beni culturali e manda in malora il proprio patrimonio.

La caccia allo straniero funziona. Lo spettacolo pure funziona, paga più dell’arte visiva, più del Cinquecento o del contemporaneo.  Ma forse l’italiano medio (ora posso dirlo) questo non lo sa.

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