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Sala Umberto. “Un coperto in più”, una commedia particolare. Recensione

ROMA – Il  Teatro Sala Umberto ha dato il via alla sua interessante stagione con Un coperto in più, una commedia particolare, firmata da Maurizio Costanzo.

Un lavoro che ci ricorda allo stesso tempo “Aspettando Godot”, di Samuel Beckett, ma soprattutto, Harvey di Mary Chase, portato al successo da un indimenticabile James Stewart, il quale dialogava con un coniglio esistente solo nella sua mente.  Un coperto in più si inserisce in questo filone, che parte dal surreale per dare libero spazio all’ironia, intesa come chiave di lettura, e a temi rilevanti, come quello della solitudine, che diventano oggetto della scrittura teatrale. 

Ambientata negli anni Settanta, la pièce di Costanzo (portata in scena la prima volta al Quirino dai fratelli Giuffrè, riunitisi per l’occasione) ci racconta l’incontro fra due uomini fondamentalmente soli: Camillo Dolci (un truffatore da mezza tacca che vive di espedienti ed ottimamente interpretato da Maurizio Micheli) e il gioielliere Alfredo Di Sarno (cui dà vita il bravissimo Vito). Camillo cerca in tutti i modi di spillare quattrini ad Alfredo, sfruttando la sua solitudine e la sua bizzarra fissazione di immaginare al suo fianco l’improbabile moglie Luisa! Camillo arriverà addirittura a proporgli la sua compagna (la travolgente Loredana Giordano) e anche sua moglie Margherita, da cui è da tempo separato e che viene interpretata dalla brillante Alessia Fabiani. Insomma, tutto ruoterà attorno ad una sedia vuota in questa originale “commedia dalle geometrie simmetriche”, come ebbe a scrivere Giorgio Prosperi su Il Tempo al suo primo debutto nel lontano 1972. Lontano, ma tutto sommato ancora a noi vicino, visto che i vizi e i difetti, ovvero le problematiche psicologiche del genere umano, sono rimasti gli stessi!  E così, davanti a quella sedia vuota, quella di Luisa, il piccolo imbroglione tenta di rifilare gioielli falsi al ricco commerciante, ma senza rendersene conto, nasce un’amicizia tra i due… o forse una finta amicizia? Magari un espediente come un altro per sentirsi meno soli entrambi?… E sulla scia di Luisa, una moglie eccezionale, tanto eccezionale che non esiste più o forse è scomparsa qualche tempo prima – o forse non è mai esistita? – … insomma rimane il dubbio anche sullo strano rapporto che si instaura tra Camillo e Alfredo: è vera amicizia o è amicizia di comodo?  

“Un coperto in più” è una commedia scritta in italiano ma la costruzione del dialogo ed il suono delle frasi, almeno per tutti i personaggi si presta ad essere interpretata in altri dialetti, con l’intento di recuperare le radici e l’identità di ciascun personaggio, che ben si associa al costante esercizio “dell’ arte di sapersi arrangiare”. La regia di Gianfelice Imparato è elegante ed essenziale, così come la scenografia di Roberto Crea, minimale ma efficace.  La commedia scorre sui binari dell’ironia e dello stile che ben si adatta ai due protagonisti,  molto apprezzati dal pubblico.   Maurizio Micheli ci regala un Camillo spettacolare, brioso e frizzante, mentre Vito, col suo eloquio inizialmente quasi timido, si cimenta in un personaggio che diventa sempre più imponente. Loredana Giordano ci offre tutto il colore della teatralità napoletana, mentre Alessia Fabiani darà vita con grande verve al personaggio “romano” di Margherita, l’ex moglie di Camillo. Nel complesso abbiamo assistito a un lavoro gradevole, che scorre piacevolmente e diverte il pubblico. 

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