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Teatro Quirino. “Borges-Piazzolla” nel magico afflato Albertazzi-D’Abbraccio. Recensione

ROMA – “Borges sono io”. È Giorgio Albertazzi a dirlo sul palco del teatro Quirino di Roma, tra recita e verità, negli ultimi minuti dello spettacolo omaggio a “Borges Piazzolla” insieme a Mariangela D’Abbraccio, sulle note di “Rinascerò ”: un evento speciale, fruibile soltanto l’8 e 9 ottobre.

Un assunto verosimilmente provocatorio, ma non del tutto irrealistico: un’allegoria plausibile, in ragione dell’immortalità imperitura della genialità, che accumuna entrambi i maestri, l’uno nella recitazione, l’altro nella letteratura.

“Rinascerò” scriveva Astor Piazzolla, in uno dei suoi tanghi memorabili “Preludio para el ano 3001” e lo stesso fa Borges, in un artificio narrativo e scenico, che accosta le melodie dell’incommensurabile compositore argentino alla penna pregiata di Jorge Luis Borges. La D’Abbraccio dispiega la sua smisurata potenza vocale con sensualità e charme in una selezione accurata delle più famose melodie composte da Astor Piazzolla, mentre Albertazzi, con le fattezze e la postura, tipica di Borges,  recita le sue poesie, le sue lettere e stralci dei romanzi (L’Aleph). Un’atmosfera magica si respira in sala: un attimo si brancola nelle notti scabrose di Buenos Aires, tra tango e aroma di whisky, un attimo si assaporano i versetti della Divina Commedia in alternanza con le strofe più vaticinanti delle poesie borgesiane.  

Un’alternanza tra poesia e prosa, accompagnata dagli struggenti tango di Piazzolla, legato a Borges sia da un sodalizio artistico e d’amicizia che da un retroterra comune. Presenti nel repertorio, infatti, “El Titere” e “Alguien le dice al tango”, per la lirica di Borges. Due personaggi di straordinario spessore, che hanno influenzato rispettivamente la cultura e l’arte del Novecento, in un’Argentina dilaniata dalla guerra civile e che della capitale, Buenos Aires, hanno saputo esaltare le virtù: le donne, il ballo, il calore del sud. Un innovatore come Piazzolla, che ha ridato linfa vitale al tango, modernizzandolo, con l’introduzione del jazz e della strumentazione elettrica: chitarra e basso inclusi; e un genio indiscusso come Borges, che si alterna in racconti fantastici, dall’afflato metafisico e in una produzione poetica, contrassegnata da un fil-rouge di fugacità e ironia. 

E chi più di un maestro senza tempo come Albertazzi, può dare lustro a Borges, incarnandone le idiosincrasie, le paure e dando vita ai suoi versi, che prendono il volo, leggiadri tra lo stupore incantato del pubblico.

Incanta, inoltre, la voce soave della D’Abbraccio, che commuove nella magnifica interpretazione di “Vamos nina”: la storia drammatica di una giovane prostituta morta di colera a 15 anni, appassionata di tango argentino.

Per Borges: “Il tango è un pensiero triste che balla” e al Quirino questo patos rivive in tutto il suo maestoso splendore senza tempo.

Borges Piazzolla

con Giorgio Albertazzi e Mariangela D’Abbraccio

regia di Francesco Tavassi

8 e 9 ottobre ore 21.00, al Teatro Quirino di Roma

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