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Scuola. Renzi parla a sproposito, i ricercatori fuggiranno all’estero se non…

ROMA – Il presidente del consiglio Matteo Renzi, da ultimo ieri sera, ha parlato, a sproposito, di merito e di rientro di cervelli, avanzando proposte volte solo a catturare facili consensi nell’opinione pubblica confondendo – forse volutamente – il rientro di studiosi all’estero con una tornata di concorsi nazionali aperto anche agli studiosi italiani, crea l’ennesimo pasticcio di cui non c’è alcun bisogno.

Possiamo ricordare a Renzi che tutti i piani per il rientro dei cervelli sono miseramente falliti? Chi tornerebbe in un paese nel quale i laboratori e le biblioteche non funzionano, gli stipendi sono bloccati, dove è praticamente impossibile dare opportunità agli studiosi più giovani? Chi tornerebbe in un università ingessata da una burocrazia asfissiante e da un carico di lavoro amministrativo ormai fuori da ogni logica?

Renzi parla anche di “un gruzzoletto da spendere” che presumibilmente sarebbe assegnato ai singoli ricercatori sulla base della ridicola idea che l’eccellenza e la qualità possano prescindere dal funzionamento del sistema. E’ evidente che si aggraverebbe l’effetto di impoverimento di una parte delle  università nel solco della attuale devastante modalità di attribuzione delle risorse. Peraltro, cosa ne è delle migliaia di docenti già abilitati? Cosa ne facciamo dell’abilitazione scientifica nazionale a fronte dell’ennesimo percorso di reclutamento con modalità derogatorie?

All’Università italiana – in crisi profonda dopo anni di definanziamento, di calo delle immatricolazioni, di riduzione dell’offerta formativa e del personale, di espulsioni di massa di ricercatori precari (il 97% negli ultimi 10 anni), di diritto allo studio in condizioni pietose – non serve uno spot pubblicitario ma un progetto serio per uscire dall’emergenza.

La Flc Cgil, nei primi giorni di ottobre, con l’assemblea nazionale fuori dall’emergenza, aveva tracciato un quadro impietoso della situazione degli Atenei e avanzato proposte concrete per rilanciare il ruolo pubblico dell’Università.  Invece di procedere per spot si sblocchi finalmente il turn-over, che ha prodotto un calo devastante di personale universitario e conseguentemente dell’offerta formativa e del numero degli studenti, e si attivi subito un piano  straordinario per assumere nuovi ricercatori e professori associati (ben più di 500!) per mettere in sicurezza il sistema.

E’ necessario finanziare il diritto allo studio, far ripartire la dinamica salariale, bloccata da oltre sei anni e finanziare le Università per la loro insostituibile attività di ricerca e innovazione: solo così i nostri ricercatori non scapperanno all’estero e quelli che ci sono potranno valutare il ritorno.

Serve, inoltre, innovare i contratti e ridare dignità al lavoro del personale. Per una volta si provi ad intervenire sull’Università confrontandosi con chi questa realtà la vive tutti i giorni, con il personale con gli studenti, con le associazioni e i movimenti e non con qualche consigliere, novello apprendista stregone. 

La misura è ormai colma. La FLC si farà promotrice di una nuova e più radicale stagione di lotte per la dignità del sistema universitario, dei suoi studenti, dei suoi lavoratori.

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