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Film. Suburra, un western metropolitano che ricalca “mafia capitale”

ROMA – Gli scandali di mafia capitale, le dimissioni di Marino, le dichiarazioni del Papa, e l’allerta maltempo di questi giorni,  sembra tutto voluto e costruito come un set per il lancio di Suburra  l’ultimo film del regista di Gomorra, Stefano Sollima,  con Pier Francesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, da stasera nelle sale di tutta Italia e in contemporanea su Netflix in America del Nord e in America del Sud. 

Tratto dal romanzo omonimo di Carlo Bonini e Giancarlo Di Cataldo, sceneggiato da Rulli e Petraglia ( e infatti dopo il film ci sarà la serie) Suburra,  racconta nell’arco di  sette giorni, la corruzione nella capitale, la caduta del potere politico e di quello spirituale.  Sette giorni in cui ci si chiede se questa condizione sia insita in Roma, se è qualcosa che nasce con essa e che la Suburra, il luogo dove nell’antica Roma si mischiava potere politico e criminale sia ancora viva. Il film è volutamente oscuro, spietato, violento, un western metropolitano, senza gli aspetti romantici che per esempio avevano i protagonisti di Romanzo Criminale, legati anche da amicizia, e dal rispetto di certi legami. “L’unica cosa che muove questi personaggi, racconta Pier Francesco Favino, che interpreta l’onorevole Malgradi, è il bisogno di accumulare, potere, denaro, donne, senza remore, calpestando chiunque.” E infatti nel film tutto nasce da una grande speculazione edilizia che trasformerà Ostia in una specie di Las Vegas sul mare e che coinvolge politici corrotti come Malgradi ( Pier Francesco Favino), il capo di una potente famiglia di Ostia, chiamato Numero Otto ( Alessandro Borghi) ma soprattutto Samurai (l’ottimo Claudio Amendola),  il più importante e temuto rappresentante della criminalità romana, ben sostenuto dalla mafia, ben dentro qualunque palazzo di potere, che tiene le fila di tutto. 

Quello che muove tutta la storia di Suburra sono però dei personaggi secondari, come il Pr che organizza le feste per i politici Sebastiano( Elio Germano), e la fidanzata tossicodipendente di Numero 8 (Greta Scarano) che involontariamente, per impulsività, per paura, per stupidità, per vendetta, scatenano una serie di imprevisti che vanno a coinvolgere Manfredi Anacleti (il sorprendente Adamo Dionisi) il violento capoclan di una famiglia di zingari.  Su tutti i personaggi del film  si rovescia  un implacabile pioggia nera, sporca, che sembra una pioggia allegorica, come a voler far scivolar via ogni bestialità.

Un bel film con una grande prova di tutto il cast, tra cui vorrei sottolineare l’interpretazione di Claudio Amendola  che rende il suo Samurai assolutamente “normale”. Un uomo qualunque che parla bene, educato, che veste sobriamente, uno con cui,  al contrario degli altri personaggi, la cui violenza è sempre sopra le righe e  abbastanza riconoscibile, potresti anche diventare amico.

Sorpresa gradita del film è sicuramente l’attore Adamo Dionisi che interpreta con grande verosimiglianza il capoclan della famiglia Anacleti, davvero il più violento, cattivo, sgradevole, ed eccessivo dei protagonisti. Dionisi lo interpreta talmente bene, che quando l’ho incontrato in conferenza stampa,  divertente e per nulla pericoloso, ho stentato a riconoscerlo.

Suburra di Stefano Sollima con Claudio Amendola, Pier Francesco Favino, Elio Germano, Alessandro Borghi, Greta Scarano, Adamo Dionisi, Giulia Elettra Gorietti

 

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