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BUENOS AIRES (nostro corrispondente) – Dal 25 di ottobre, giornata elettorale argentina, la Presidente Cristina Fernández de Kirchner, ritorna in scena con un atto pubblico solo dopo cinque giorni.

Non era mai successo che un presidente si fosse astenuto tanto tempo dal commentare le importanti elezioni del Paese. Sarà stato per i pessimi ed inaspettati risultati ottenuti dal candidato Daniel Scioli, dalla Fernandez nominato suo successore, o l’inizio della resa dei conti tra le varie correnti insite al peronismo “oficialista”?

E dire che la Presidenta, nelle settimine antecedenti alla chiamata alle urne, ha occupato quasi quotidianamente la tv per presenziare inaugurazioni di ospedali, tipo il Favaloro rivelatosi  tuttora non funzionante, e altri eventi pubblici. Non poteva certo palesemente appoggiare il suo successore ma sicuramente ha cercato, ugualmente, di supportare la campagna politica di Scioli, approfittando della legge che le permette di interrompere i programmi e ritagliarsi lo spazio necessario per mezzo della tv pubblica.

Nella sua ricomparsa per ben tre ore sugli schermi, non ha mai nominato il suo candidato, da cui si deduce la non perfetta sintonia tra i due. Si è complimentata con la nuova “Governadora” della Provincia, Maria Eugenia Vidal, del  partito di opposizione Cambiemos, e si è lanciata con la sua solita demagogia, ad elogiare i successi della decada ganada. Il prossimo scrutinio, non sarà un voto a questo o a quel candidato, ha detto, ma il mettere nell’urna tutti i diritti conquistati fino ad oggi, mentre altri metteranno bugie. Il conteggio, ha aggiunto, sarà quindi tra i diritti o le menzogne. Con voce rotta dall’emozione, ha esortato tutti gli argentini a non dimenticare le conquiste ottenute nel campo dei diritti umani e a credere  nel “progetto” di modello di paese iniziato dai Kirchner.

La partita si riapre per il nuovo voto del 22 novembre, Scioli appare sempre più debole, abbandonato da chi crede che sia solo una marionetta della Fernandez. L’altro candidato, Massa (Frente Renovador), ha già fatto sapere che non voterà il candidato oficialista. Macri (Cambiemos), sta cercando di portare dalla sua parte gli indecisi e quelli che avevano votato per i partiti minori. Ci sono circa 7 milioni di voti, oltre un 20%, ancora da spartirsi.

La partita è ancora tutta da giocare, in un paese che ricorda un po’ l’Italia alla fine dell’era Berlusconi, in cui evidente era la spaccatura tra pro e contro Silvio con il paese spaccato esattamente a metà.

Qui, è tutto amplificato, tutto esagerato nello stile sudamericano. L’augurio è che il paese non solo ritrovi la sua unità, ma anche che continui serenamente nel suo percorso democratico. 

Le elezioni, in Argentina, sono vissute quasi come qualcosa tra il religioso e la festa. Basti pensare alle leggi che regolamentano il proceso elettorale per le quali non si possono vendere alcolici prima e durante la giornata delle elezioni. Sono anche vietati gli assembramenti di più di 4 persone per le strade. Qualcuno, mi ha confessato di emozionarsi quando va a votare e quella giornata che alla fine, si trasforma in una specie di festa da passare con la famiglia o in compagnia di amici. 

In fondo è comprensibile, il ritorno alle urne e alla democrazia, risale solo ad una trentina d’anni fa.

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